Drôle de guerre
Lord Kitchener, Ministro durante la Grande guerra, disse ”Non so cosa si debba fare: questa non è guerra”. Nel ’39, dopo l’aggressione alla Polonia, Francia e Gran Bretagna rimasero per sei mesi interdette sul da farsi. “Strana guerra”, si disse. La nostra reazione a quanto accade in Ucraina è altrettanto sorprendente. Le parti direttamente in causa la definiscono ‘esistenziale’, mentre gli astanti europei si dividono in contrapposte fazioni pacifiste e interventiste. Meri spettatori di una partita (di tennis, si direbbe, non di scacchi) che non li riguarda.
Apparentemente paralizzati dalle scadenze elettorali che li accomunano, i governanti europei non si azzardano a far prendere coscienza alle loro opinioni pubbliche di quel che accade nel resto del mondo. Confidando nel logoramento della coesione occidentale, Putin le rivolge una guerra detta ibrida che assume le caratteristiche di un terrorismo statale. La Cina attende sorniona l’esito di eventi dei quali non si considera corresponsabile.
Che per alcune nazioni, il passato fatichi a passare è stato confermato anche dalle onoranze funebri accordate dalla Serbia al macellaio Mladic. Quelle riservate alla nostra Emma Bonino hanno invece evidenziato quanto i suoi stimoli europei si siano sbiaditi.
Le elezioni in Germania e Svezia hanno dimostrato il dissolversi dei partiti tradizionali a favore degli estremi di destra e di sinistra. Le consultazioni popolari previste l’anno prossimo in Francia, Spagna, Polonia e Italia forniranno una conferma della generale introversione politica. Quelle imminenti in Israele e America sembrano lasciarci indifferenti, rassegnati.
Un’ondata di nazional-populismi anti-europeisti e filo-putinisti lasciano il campo libero agli ‘opinionisti’, novella professione dai discorsi astratti, a vanvera. Il solo Primo Ministro di una Polonia collocata in prima linea ha suonato la sveglia, dicendo senza mezzi termini trattarsi di “stupidi o traditori”. Dal canto suo Walesa è emerso dall’oblio per ammonirci che “oggi non abbiamo politici con una visione, bensì molti politici in televisione”. E’ dall’esterno che ci viene data una scossa, dall’Inghilterra uscita dall’Unione e dal canadese che vuole entrarci.
L’imminente annuale Assemblea Generale delle Nazioni Unite ci fornirà un’eloquente panoramica, non il sommario, di quel che sta accadendo. Mero specchio, non il preteso governo, del mondo, nel quale l’Europa non riuscirà a riflettersi. Priva com’è di un proprio Consiglio di Sicurezza, al quale associare aderenti esterni.
I rapporti Draghi e Letta hanno dimostrato quanto l’Italia rimanga depositaria delle ragioni dell’integrazione europea. Eppure, in ambedue i nostri schieramenti politici, Salvini e Conte hanno inchiodato sul portone di Montecitorio le loro tesi sovversive. Con il controcanto di improvvisati trascinatori di folle quale Vannacci, e persino di filosofi di vaglia come Cacciari che, più che aver perso la bussola, la utilizzano per evidenti finalità personali.
Nel nostro ‘mondo liquido’ descritto da Bauman, mentre il centro si dissolve, gli estremi si toccano e si confondono. Dando luogo a dei letali corto-circuiti mentali e, di conseguenza, politici.
Ai quali l’Intelligenza artificiale non potrà porre rimedio, Tutt’altro.