In Sassonia, l’AFD ad oltre il 40%, con oltre il 75% di affluenza. Un preoccupante segno dei tempi? Non necessariamente.
Non soltanto perché il Land incriminato non è che uno spezzone della Germania a struttura federale, ma anche perché appartiene all’antica Germania orientale, prussiana prima di essere stata sovietizzata. Divisa storicamente dall’ovest renano e anseatico, non diversamente dai nostri nord e sud.
Che i governi in carica nelle democrazie occidentali non se la passino bene, lo sappiamo, dove gli estremi politici si toccano, per la ricomparsa del confronto fra welfare e neo-liberalismo. Che la repulsione del fenomeno delle immigrazioni irregolari di massa, preso a pretesto anche in Sassonia dove esiste in proporzioni minime, maschera ed esaspera.
Evidente è che la soluzione non può essere nell’alzare i ponti levatoi, bensì soltanto nel ricorrere alla solidarietà nell’Unione, per la necessità di provvedere ad una sicurezza complessiva, che i singoli Stati non sono più in grado di assicurare. In mancanza degli anticorpi necessari per consentire un’opportuna vaccinazione di realtà, i populisti europei dispongono di un campo libero per far valere le loro semplificazioni.
Nebuloso è il loro programma anti-europeo, incomprensibile l’atteggiamento pro-putiniano. Al punto da suscitare nostalgie autoritarie. Una reazione antisistema sostanzialmente non dissimile da quelle del Sessantotto che anticipò l’Ottantanove del Wir sind das Volk (Noi siamo il popolo) che abbatté il Muro. Quando il leader dell’AFD sassone non era nemmeno nato!
Una unificazione, quella tedesca, che rimane incompiuta, dagli effetti non dissimili dagli assestamenti in corso in Francia, Regno Unito, Spagna; e in Italia. Dove il plauso della Lega e la riprovazione di Forza Italia lasciano il Governo in mezzo al guado, “galleggiando” come ha ammesso il Ministro delle Finanze.
Fra due settimane le elezioni che avranno luogo nel Land del Meclemburgo, anch’esso della Germania orientale, e a Berlino ci daranno delle indicazioni più convincenti. Sullo sfondo, non sarà certo l’imminente annuale Assemblea generale delle Nazioni Unite a fornirci un’immagine complessiva dello stato del mondo.
Nel frattempo, Putin e Trump potranno continuare a spadroneggiare, e Xi a guardare… un’Europa intorpidita.
“L’unica -dice sconsolato Panebianco- che potrebbe plasmare il mondo a propria immagine e somiglianza”.