Un longevo immobilismo

di 4 Settembre 2026

In un mondo in accelerato movimento, un governo immobilizzato dalle sue contraddizioni interne (delle quali non è immune nemmeno l’opposizione) si compiace della propria longevità. 

Un’Italia storicamente condizionata, plasmata e finalmente puntellata dalla politica estera, si dimostra oggi interdetta, indifferente, marginale, isolata nella propria proclamata ‘equidistanza’ ammantata di un pacifismo che significa soprattutto ‘lasciatemi in pace’.

Prova ne sia che il consuntivo della propria attività di governo, pubblicato dal Partito meloniano, non contiene alcuna menzione delle questioni di politica estera. 

Nel perenne clima elettorale che la contraddistingue, in presenza di un’aggressione scatenata alle proprie frontiere, l’Italia fatica a liberarsi dalla russofilia che l’ha contaminata in questo intero dopoguerra. Altro che ‘ansia antirussa’.

S’ode a destra uno squillo di tromba: un Vice Primo ministro afferma che ‘qualche cancelleria europea cerca continui pretesti per alimentare la guerra e magari vendere altre armi”; a sinistra risponde uno squillo: i Cinque Stelle suggeriscono di ”prendere esempio dalla diplomazia vaticana che continua a tenere aperti i canali di dialogo con Mosca, nella consapevolezza che la strategia di contrapposizione fin qui seguita dall’Europa non ha portato risultati” (come se Putin si fosse dimostrato disponibile!); in mezzo (l’estero ci guarda!) il Financial Times individua in un improvvisato nuovo politico italiano il “cavallo di Troia russo”. 

Il Ministro della Difesa riconosce che “non abbiamo gli anticorpi, siamo penetrabili”. Lo dimostra il pentastellato aspirante leader della sinistra quando dice di non considerare la Russia una minaccia diretta per l’Europa quanto lo sono piuttosto le politiche di riarmo che tolgono risorse alla spesa pubblica, penalizzando i ceti popolari. Come se la sicurezza non fosse anch’essa uno compito essenziale dello Stato!

Ai detrattori di un atteggiamento più fermo nei confronti della Russia viene dato ampio spazio sui mezzi di informazione, televisivi e giornalistici, senza che ne consegua un appropriato dibattito, destinato a precisare e confutare le componenti di una situazione internazionale complessa ma non illeggibile. Se solo si sapesse ancora leggere!

Con la spada di Damocle elettorale sopra le loro teste, né da Palazzo Chigi, né dall’opposizione ci si espone per tracciare una linea di condotta comprensibile ad un’opinione pubblica ignara, trascurata da quando si ritenne che, con la caduta del Muro, le cose si sarebbero sistemate da sé. 

La propensione al compromesso, all’accomodamento ad ogni costo, eredità del nostro immediato dopoguerra, aveva assicurato alla DC un governo ben più longevo di questo, seppur spezzettato in vari tronconi. Sostenuto però dalle stampelle europee e atlantiche che non sono ormai più disponibili.

Né si può nascondere che, in Italia, la produttività, la competitività, non sono più di casa. Che non possiamo distinguerci dal resto dell’Europa, al cui futuro dobbiamo invece contribuire. Che il nostro distanziarci dai ‘volenterosi’, capofila di un riscatto europeo, il nostro polemizzare con Francia e Spagna, ci lasciano sul bordo del cammino da intraprendere.

L’inverosimile successo di un militare improvvisatosi politico non si differenzia da altre simili passate fiammate populiste, da quello di Cicciolina al ‘movimento del vaffa’. La procura militare si è finalmente decisa ad imputarlo di comportamento ed influenza contrari ai doveri del personale in divisa, tenuto (come quello diplomatico) ad astenersi dall’attività politica.

Andando presumibilmente ad alimentare la confusione di una campagna elettorale che già si presenta di per sé caotica, da non richiedere alcuna apposita ingerenza estera… 

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