La situazione, in Ucraina quanto in Medioriente, per quanto tragica, sta assumendo degli aspetti granguignoleschi, ai quali si affidano ormai ambedue gli esponenti delle presunte residue superpotenze.
L’esibizione in Estremo oriente di un Putin travestito da marinaio, in consultazione con tre militari dall’aspetto poco marziale, inutilmente esortati ad esprimere pubblicamente il loro parere sul da farsi nella ‘operazione militare speciale’ all’estremo opposto dell’immenso territorio russo. Lo scopo era piuttosto quello di recarsi su una delle isole Kurili per riaprire un’antica ferita con il Giappone, nel tentativo di allentare il suo legame con l’America.
Lasciando per ora al solito Medvedev, e a un Lavrov palesemente esonerato dai suoi compiti diplomatici, il controcanto delle solite minacce nei confronti di un’Europa che il Cremlino addita come aggressiva. Anche militarmente, oltre che quale società alternativa.
Significativo è stato infatti l’incontro altrettanto teletrasmesso di Putin con i suoi principali ministri (non però Lavrov!), per prendere pubblicamente conoscenza di una relazione di quel Ministro della cultura sui tradizionali valori nazionali.
Il tutto anche ad evidenti fini di politica interna, nel momento in cui gli scopi di guerra stanno diventando incomprensibili a quella stessa opinione pubblica. Lasciando peraltro supporre che, oltre che in funzione delle imminenti scadenze elettorali, l’autocrate del Cremlino si disponga a qualche provocazione (al confine con i Baltici, dall’estone Narva all’exclave di Kaliningrad ex Koenigsberg), sabotaggio (a Colleferro?) o disinformazione, destinati a saggiare la coesione europea e la solidarietà transatlantica.
Ipotesi da non escludere, se non altro in considerazione dell’altrettanto grottesco, tragicomico comportamento dell’occupante della casa Bianca, invischiato in un inconcludente e controproducente confronto con l’Iran, imperniato ormai sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Il cui fallimento Trump imputa al mancato sostegno dell’Alleanza atlantica, dalla quale polemicamente si distanzia.
Avendo abbandonato l’Ucraina alle cure dell’Europa, e rinunciato ad ogni tentativo di mediazione con la Russia, ha indebolito la credibilità dissuasiva dell’art.5 dell’Alleanza. Riesumando persino il suo rapporto con il tiranno nord-coreano, ha infine consentito alla Cina di rimanere comodamente dietro le quinte. Un insieme di eventi sui quali l’America ha perso ogni influenza. Nel compiacimento degli antagonisti dell’Occidente, e nella generale impotente rassegnazione di quest’ultima.
Ne risulta un insieme di situazioni paradossali che, piuttosto che i contorni di uno psicodramma, assume quelli del teatro dei pupi siciliano. Assurdamente risibile, ma tremendamente reale.
Una sceneggiata in cui la diplomazia non può disporre di alcun ruolo da svolgere.