Una Pax europea?

di 24 Luglio 2026

Se il secolo scorso si è sviluppato nel segno della Pax Americana, quello in corso potrebbe essere impostato secondo una Pax Europea. 

È alla Storia europea che infatti appartiene la civiltà occidentale, dalla Grecia, a Roma, poi alla Chiesa, cattolica o riformata, a Westfalia, all’Illuminismo, alla Rivoluzione francese, fino al suo tragico collasso nelle due guerre mondiali. Alla degenerazione delle sue potenzialità, che J.R.Saul attribuisce ai ‘bastardi di Voltaire’, all’imbarbarimento del suo istinto cosmopolita.

Il che ha indotto l’America, che dell’Europa è figlia, ad intervenire per ben due volte in suo soccorso. Impostando il sistema internazionalista liberale che alla comunione di intenti si affida, piuttosto che all’antagonismo. La Società delle Nazioni crollata sotto il peso dei nazionalismi, le Nazioni Unite paralizzate dall’ostruzionismo sovietico, ne hanno evidenziato gli ostacoli. Ma, in un mondo che si è andato globalizzando, non vi par essere un ‘piano B’.

Il multi-polarismo invocato da Mosca, meno da Pechino, non farebbe che riproporre su scala macroscopica i primordiali equilibri di potere, pericolosamente precari, che hanno dilaniato l’Europa fino alla caduta del Muro di Berlino e alla fine dell’Unione sovietica. Il ristabilimento di un sistema multi-polare implica oggi l’inclusione di un ‘Sud globale’, che non può più ricorrere al non allineamento e rischia di rimanere compresso dal ritorno della contrapposizione Est-Ovest, fra l’Occidente e l’Asia in cui il Cremlino dichiara di identificarsi.

Il Presidente canadese Carney e quello finlandese Stubb, extra-europeo l’uno, di tradizione neutralista l’altro, hanno di recente indicato che il ‘Terzo mondo’ di una volta dovrebbe pertanto poter trovare in Europa il suo interlocutore naturale. Un’Europa che torni a proporsi come potere (politico) piuttosto che come potenza (militare), oltre che come ‘spazio’ (socio-economico). 

Depositaria del patrimonio cosmopolita dell’Occidente, l’Europa dovrebbe in altre parole poter tornare ad essere il punto di riferimento per l’evoluzione dei rapporti internazionali. Quella ‘città sulla collina’ che l’America si è proposta di essere nel Novecento.

D’altronde, nel suo stesso interesse, l’America ha oggi bisogno dell’Europa tanto quanto quest’ultima non può fare a meno dell’America. Per restaurare quel ruolo guida che, nel bene e nel male, si è assegnata nella Storia dell’intera umanità. La Chiesa e Voltaire, Montesquieu e Vico, così come Colombo e Magellano, hanno operato per quella ‘esportazione della democrazia’ che quest’oggi invece tanto si critica.

Piuttosto che tentare di proporsi come imprescindibile potenza, al pari di Russia, Cina e America, l’omogeneità nel pluralismo che contraddistingue l’Unione europea dovrebbe consentirgli di rimanere il prototipo del mondo da ricostruire. E affrontare eventi che paiono sfuggiti al generale controllo.

Tale è la sfida che l’Europa deve saper raccogliere, liberandosi dal primitivismo dei suoi populisti e sovranisti. 

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