De hic et de hoc

di 16 Luglio 2026

Secondo la distinzione operata dal britannico McKinder all’inizio del secolo scorso, la geopolitica distribuisce la potenza fra Stati sulla base della loro collocazione geografica. Gli americani Mahan e poi Spykman vi giustapposero però l’incidenza delle distese marine che, separandoli, li collegano.

Condizioni che dovrebbero comunque escludere il multipolarismo che alcuni scorgono nella situazione attuale, nel ritorno agli antichi equilibri di potere; per suggerire invece l’affermazione del multilateralismo collaborativo, iscritto nella Carta delle Nazioni Unite troppo a lungo disattesa piuttosto che, come si va sostenendo, disfunzionale.

Constatiamo infatti che, parallelamente all’affermazione dei ‘paesi-continente’, della stazza della Russia, della Cina, degli Stati Uniti, (in attesa dell’Unione europea), si sono però moltiplicate le connessioni economiche, commerciali e finanziarie che li legano come tanti Gulliver nella terra degli Yahoo: potenti certo, ma costretti nei loro movimenti.

Ne dovrebbero pertanto emergere le esigenze degli Stati intermedi, e dei più piccoli, che, non potendo più dichiararsi ‘non-allineati’, possono invece pretendere di incidere sulle impostazioni strategiche complessive. Il Presidente finlandese Stubb descrive una scena internazionale rinnovata nella quale non si esegue più l’antico spartito bipolare, occupata com’è ormai da tre protagonisti, le democrazie occidentali, i regimi autoritari di stampo asiatico e il cosiddetto Sud-globale. Una situazione che, afferma, dovrebbe offrire maggiori spazi di manovra alla stessa Unione europea.

Gli stessi conflitti non si traducono più in mere contrapposizioni militari, frontali, assumendo invece configurazioni ibride che, mediante la cibernetica e i droni, travolgono gli antichi criteri della ‘guerra giusta’, modificandone le modalità e pertanto la normativa stessa.

In Ucraina, Biden aveva tentato di scongiurare un’escalation, opponendosi alla consegna di armi offensive a Zelensky (un atteggiamento non diverso da quello di Bush padre che tentò di evitare il disfacimento dell’Unione Sovietica, con un appello alla moderazione allora spregiativamente etichettato con l’intraducibile appellativo di ‘chicken Kiev’). Presentatosi come mediatore, Trump, oltre a vendere i suoi arsenali agli europei perché ne riforniscano Kiev a loro spese, ha invece finito anche col consentire l’impiego dei suoi missili Patriot per colpire la Russia in profondità.

In Medioriente, gli schieramenti politici ed ideologici di una volta si sono dissolti in un generale ‘fai-da-te’. Gli israeliani hanno ottenuto di fatto ‘carta-bianca’ a Gaza e, emarginati nel presunto accordo irano-americano, agiscono in conformità alle apertamente dichiarate esigenze del governo libanese, intenzionato a liberarsi dall’ingombrante presenza di Hezbollah.

Il dibattito pubblico, infine, indispensabile alla democrazia, si è andato inaridendo nella generale indifferenza e/o rassegnazione. Della quale approfittano i soliti imbonitori, che pensano alla personale affermazione piuttosto che al generale interesse. Come al tempo di Costantinopoli o di Sarajevo.

Una regressione, si direbbe, all’era pre-moderna piuttosto che il necessario adeguamento alle condizioni della più volte annunciata, e ora paventata, post-modernità.

Alla quale si presume che l’Intelligenza artificiale, piuttosto che quella naturale, possa rimediare.

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