Nel giorno della scomparsa del grande giurista, la prefazione al volume Rubbettino «Il pensiero conforme. Per una critica costituzionale del “politicamente corretto”», di Ginevra Cerrina Feroni, assume il valore di un congedo civile: un elogio della libertà individuale contro ogni forma di conformismo.

Nel giorno della scomparsa di Natalino Irti, tra i più autorevoli giuristi italiani del secondo Novecento e della contemporaneità, assume un significato particolare la pubblicazione della sua prefazione al volume di Ginevra Cerrina Feroni, Il pensiero conforme. Per una critica costituzionale del “politicamente corretto”, edito da Rubbettino.
Quelle pagine, intitolate “Un elogio della libertà”, sono l’ultimo testo scritto da Irti. Non una semplice introduzione, ma una meditazione essenziale sul rapporto tra libertà, linguaggio, diritto e pressione sociale. Irti distingue con nettezza la “conformità”, scelta consapevole dell’individuo, dal “conformismo”, pratica collettiva che tende a proteggere il singolo dentro l’uniformità della massa. È in questa cornice che legge il politicamente corretto come forma contemporanea di conformismo: un potere diffuso, capace di produrre sanzioni sociali, isolamento, discredito e restringimento concreto della libertà di espressione.
Per Irti, il libro di Cerrina Feroni mostra come il “politicamente corretto” non sia soltanto un costume culturale, ma una forma di pressione sociale capace di restringere, nei fatti, la libertà di espressione. Da qui il rilievo costituzionale del tema: difendere il dissenso significa difendere la libertà dell’individuo.
Irti riconosce nel volume una “passione nobilmente civile”: la difesa delle garanzie costituzionali contro ogni coazione irrazionale della correttezza imposta, contro la pretesa di una massa che si ritiene “creatrice di verità e libertà”. Il suo testo si chiude idealmente nel segno del “coraggio della verità” e della “creativa libertà dell’individuo”.
Con “Il pensiero conforme”, Ginevra Cerrina Feroni propone una riflessione giuridica e costituzionale su uno dei temi più controversi del nostro tempo.
La prefazione di Natalino Irti, oggi, ne diventa anche il lascito più alto: un invito a non confondere inclusione e uniformità, rispetto e censura, libertà e conformismo.
