Non solo Palestina

di 22 Maggio 2026

Le vicende della seconda flottiglia diretta in Palestina hanno suscitato l’indignazione delle persone animate da lodevoli sentimenti. Tanto per la violazione del diritto internazionale quanto per l’ignobile sceneggiata di un esponente di quel governo, subito biasimato dal suo stesso Primo Ministro che non può peraltro liberarsene.

I nostri mezzi di informazione si sono come al solito dilungati sulla sorte dei connazionali coinvolti, attizzando i sentimenti antisionisti e le manifestazioni pro-Pal. Con improprie imputazioni di genocidio da parte di improvvisati ‘opinionisti’. Che colpevolizzano una sola delle parti in causa, privandola di ogni sostegno politico, inducendola far da sé con la violenza di chi si sente braccato.

Non si dovrebbe invece perdere di vista l’insieme del dramma mediorientale, nel quale le responsabilità vanno equamente distribuite, invece che accumulate sul governo israeliano, dal comportamento comunque deplorevole. Si trascura il fattore cruciale costituito dal fatto che gli Stati arabi, primari interessati, hanno abbandonato la Palestina, per la prolungata spaccatura del suo schieramento dovuta all’irriducibilità della fazione estremista di Hamas; sostenuta politicamente e alimentata militarmente da un Iran che di essa si avvale da anni per affermare la sua influenza regionale.

Dal canto suo, con Trump, l’America, adoperatasi per decenni nel fare la spola fra le parti, ha preso decisamente quelle di Israele, incoraggiandola ad approfittare della defezione araba per proseguire nella sua politica di annessione dei territori palestinesi occupati. Affiancandola ora in una nuova aggressione all’Iran, dichiaratamente destinata ad eliminarne le capacità nucleari asseritamente ‘obliterate’ un anno fa, ma rivolta semmai questa volta ad estirpare i residui dell’ ‘asse di resistenza’ che circonda Israele.

Ne è purtroppo risultato un rapporto speculare fra i contendenti, decisi ambedue ad affermare la loro esclusiva sovranità ‘dal fiume al mare’. Una pretesa parimenti insostenibile. (Anni fa, Philip Roth, nel suo ‘Operazione Shylock’, aveva provocatoriamente ipotizzato un contro-esodo degli ebrei in Europa; ma dove potrebbero trovar accoglienza i palestinesi, dei quali la Giordania e l’Egitto si sono sbarazzati nel 1967, cedendo ad Israele la Cisgiordania e Gaza?).

Manifestazioni di piazza e flottiglie possono servire a dar sfogo alla nostra turbata coscienza, non però dar riparo alla mancata assunzione di un più incisivo coinvolgimento politico e diplomatico. Il diritto internazionale non può d’altronde essere invocato selettivamente, ignorando quel che avviene ad opera delle stesse grandi potenze in Ucraina, in Venezuela, in Iran (a Cuba?). In un generale disfacimento dell’ordinamento internazionale, il problema essenziale al quale gli europei dovrebbero dedicare maggior attenzione. 

Siccome chiodo schiaccia chiodo, abbiamo per il momento relegato nel dimenticatoio le quotidiane aggressioni di un Putin, ridotto a recarsi al soglio di Pechino, a dimostrazione della sua dipendenza dalla nuova superpotenza.

Che, come confermato dalla parallela visita di Trump, rimane peraltro in disparte.

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