Riflessioni alla rinfusa, miste al sollievo per la punizione finalmente inferta ad un regime orrendamente sanguinario, sostenitore del terrorismo regionale, lesivo della nobile tradizione millenaria del suo popolo:
– addio alla pretesa del Premio Nobel per la pace (già scalfita dall’istituzione del ‘Dipartimento per la guerra’!);
– screditata la ‘messa in scena’ negoziale affidata al duo di spaesati emissari personali (incaricati anche dell’Ucraina e della Palestina!);
– inconsistente la motivazione di ‘azione preventiva’ per l’incombente minaccia nucleare (servita anche ad evitare il passaggio parlamentare);
– pericoloso affermarsi della liceità del farsi giustizia da sé (come Putin in Ucraina; e la Cina a Taiwan?);
– assenza di ogni riferimento alla più generale situazione mediorientale (a conferma della ‘carta bianca’ accordata a Netanyahu anche in Cisgiordania);
– mancata indicazione di una ‘strategia d’uscita’ (dalla possibile, per quanto ripudiata, ennesima “guerra interminabile”);
– incerta la prospettiva di un recupero dell’accordo nucleare raggiunto undici anni fa (subito stracciato);
– indispensabile l’estrazione dell’Iran dal suo isolamento nel ‘Grande Medioriente’ (da ricostruire complessivamente);
– disinteresse per la ricomposizione del sistema internazionale, esautorando Russia e Cina (come in Venezuela o Cuba);
– conseguente il rinvio alle calende greche di ogni soluzione negoziale (anche in Ucraina, in Medioriente);
– generalizzato il pantano nel quale, prima o poi, dovrà tornare a muoversi la diplomazia;
– ulteriormente ristretto lo spazio a disposizione di una politica estera e di sicurezza europea (e dei ‘volenterosi’);
– fine della presunzione italiana di poter fungere da ‘ponte’ transatlantico.
In un mondo che pare andato fuori controllo, la Serbia, la Libia, l’Afghanistan dovrebbero averci insegnato che l’intervento esterno non basta a risolvere una situazione ‘cancerogena’.
Nel suo Kaputt, al soldato americano che si lamentava del fatto che Napoli non avesse almeno dichiarato la guerra alle mosche, il nostro Malaparte faceva rispondere: l’abbiamo fatto, ma “hanno vinto e’mosche”.