Quo vadis, Farnesina?

di 23 Dicembre 2025

L’ennesima riforma del Ministero degli Esteri è passata sotto silenzio stampa.

Un’operazione all’apparenza formale, cosmetica, con la modifica delle denominazioni e l’eterogeneo accorpamento delle materie nella sua organizzazione interna, ma sostanzialmente strutturale, per la bipartizione delle sue competenze politiche e economiche.

Una incastellatura bicefala dichiaratamente più razionale, che rischia di trasformarsi piuttosto in una disfunzionale spina bifida. 

La questione viene da lontano, da quando il sigillo berlusconiano mise l’accento non già su una meglio articolata politica estera, bensì sull’esportazione del ‘made in Italy’. Con l’attribuzione di funzioni fino ad allora svolte da un Ministero del Commercio Estero, il MAE divenne MAECI.

Snaturando la funzione preminentemente politica, di punto di riferimento interministeriale a fini di proiezione esterna, spettante alla diplomazia. Frazionandone la competenza e la carriera professionale dei suoi funzionari.

Ancor meno comprensibile è l’indiscriminata accettazione di qualsiasi ‘master’ universitario quale titolo di ammissione al concorso per la carriera diplomatica. 

Asseritamente per ampliare il bacino di reclutamento di competenze addizionali alla funzione diplomatica, quando l’eventuale contributo di esperti, necessario per specifiche esigenze, avrebbe potuto continuare ad essere assicurato ‘su chiamata’.

Alla tanto dileggiata feluca, veicolo di influenza e collaborazione internazionale, verrebbe quindi affidato il campionario del rappresentante di commercio, commesso viaggiatore di un ‘sistema Italia’ che rimane da costruire diversamente.

Baldassarre Castiglione, Richelieu, Talleyrand, lo stesso Cavour, si staranno rivoltando nella tomba allo snaturamento della loro creatura.

Alla mia antica ‘alma mater’ auguro un miglior destino.

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