La prova del nove.

di 17 Novembre 2025

Ancora una volta, l’ineffabile portavoce del Ministro degli esteri russo Lavrov si è indignato con l’Italia. Questa volta, per la mancata pubblicazione dell’intervista (scritta) che il suo capo aveva concesso al «Corriere della Sera».

Messo sempre più evidentemente alle strette dall’irrigidimento di quel regime, rinnegando le regole della diplomazia, Lavrov aveva vanificato il presumibile intento del quotidiano milanese, insistendo nelle solite invettive anti-occidentali. 

Ad indignarci avremmo semmai dovuto essere noi, per la conferma che Mosca continua a voler approfittare della vulnerabilità della nostra opinione pubblica. La prova del nove è che sia comunque riuscito nell’intento, come dimostrato dalle reazioni di alcuni politici di casa nostra, al governo e all’opposizione, che hanno subito colto l’occasione per chiedere di disimpegnarci dal sostegno all’Ucraina. 

Il pretesto sarebbe la fragilità del governo di Kiev che il nostro sostegno, compresa l’associazione all’UE, avrebbe invece lo scopo accessorio di contribuire a eliminare. Ben si appone Sergio Fabbrini nel sostenere che “la guerra sta creando uno Stato moderno”. Sorprendente è che non ci si renda ancora conto, da noi, di quanto lo stesso Cremlino va affermando apertamente. Che cioè in Ucraina la Russia combatte quel che definisce “l’occidente complessivo”.

Che la Russia ci consideri malevolmente conniventi è inaccettabile; che l’Ucraina combatta anche per noi, e che meriti il nostro sostegno politico e militare, è indiscutibile. A Mosca dovremmo semmai ricordare gli ‘affitti e prestiti’ che l’America di Roosevelt accordò anche alla Russia aggredita dal nazismo, per poi esortarla a contribuire alla ricomposizione del sistema internazionale quale membro preminente nell’ONU.

Assistiamo invece inerti alla carneficina inferta quotidianamente a quella popolazione civile. Rivelando quanto l’Italia sia ancora afflitta da un duplice istinto adolescenziale, che accomuna una parte di ambedue gli schieramenti politici: parricida’ nei confronti dell’America e idealmente ‘rivoluzionario’ all’ombra della Russia. Una condizione che finisce con l’ostacolare la proiezione esterna della nostra identità nazionale.

Costretto a barcamenarsi per le sue contraddizioni interne, il governo italiano reagisce in modo estemporaneo, improvvisa, 

Nel momento in cui dovremmo renderci conto di non poter continuare a vivere ‘di rendita’, protetti dallo scudo americano e dalle finanze europee, non possiamo continuare a trincerarci dietro ad un irenismo di comodo, invocando il ricorso ad una diplomazia che la Russia rifiuta.

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