Il giorno dopo

di 19 Agosto 2025

Non di sole formalità vive la diplomazia, bensì soltanto di meticolosa preparazione del terreno lungo il quale converrebbe incamminarsi.

Nonostante il tappeto rosso e le strette di mano di circostanza, nulla è emerso nel vertice bilaterale in Alaska. Altrettanto inconcludente si è rivelata la spettacolare riunione subito organizzata a Washington con Zelenski e gli europei. Iniziative improvvisate, prive di una specifica agenda, dalle quali fatica ad emergere un preciso senso di direzione.

Ad Anchorage, pubblicamente, un Putin irremovibile si è limitato a leggere una dichiarazione preconfezionata e un Trump evasivo ha dovuto mettere la sordina alle sue solite trionfalistiche affermazioni. A conferma di quanto mercantile rimanga l’atteggiamento di Trump, e imperiale quello di Putin.

Immutata è la pretesa del Cremlino di eliminare quelle che considera le ‘cause profonde’ del conflitto, di riappropriarsi cioè dell’Ucraina. Continuando ad escludere persino quel cessate–il-fuoco, non un armistizio bensì il congelamento della situazione militare sul terreno,che dovrebbe essere l’indispensabile premessa di ogni ulteriore evoluzione.

A dimostrazione di quanto nemmeno Mosca o Washington dispongano delle ‘carte’ per determinare le sorti del mondo. Un sollievo, forse, per l’Europa. Il rischio maggiore rimane infatti che venga riesumato il condominio bipolare sul continente stabilito nel 1945, a perdurante danno della reintegrazione continentale.

Mentre lo stallo diplomatico permane, il rapporto transatlantico dovrebbe potersi ricomporre. Anche se Mosca continua a pretendere che ”l’Unione europea non ci ostacoli”, la riunione extra large al sacro soglio della Casa Bianca per consultare Zelenski e informare gli europei ne è stata la possibile premessa.

Trump se ne è per ora avvalso come spettacolo per soddisfare la propria vanità. Rimane da vedere in che misura vorrà accettare il  più ampio coinvolgimento di tutte le parti interessate, verso la ricomposizione del sistema internazionale.

L’annunciata sequenza di ulteriori incontri dovrebbe però essere innescata da un bilaterale fra Putin e Zelenski. Una prospettiva palesemente campata in aria. Un psicodramma che appare pertanto destinato a prolungarsi.

Al termine del Vertice occidentale svoltosi a Washington, il più esplicito in proposito è stato Macron, dissipando ogni illusione sulla disponibilità di Putin a far marcia indietro ed esortando pertanto a consolidare l’impostazione strategica europea.

La questione delle indispensabili ‘garanzie di sicurezza’ rimane centrale.

L’Italia, questa volta, non ha potuto dissociarsi dall’impegno dei ‘volenterosi’.

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