Vox clamans

di 15 Marzo 2024

Chiamato in causa da un’estemporanea intervista televisiva non ancora diffusa nella sua interezza, il Pontefice ha ammesso che in Ucraina, come in Medioriente, per porre fine all’ennesima ‘inutile strage’ (copyright Papa Benedetto XV), ci vorrebbe “il coraggio di una bandiera bianca”. Nel supremo, cristiano, interesse della pace. 

Apriti Cielo! Nella nostra palude di quaggiù, la voce del Vicario di Cristo non si proponeva certo servire come bozza operativa per districare il groviglio delle nostre perduranti miserie terrene. Semmai da esortazione per l’intera famiglia cristiana. In un’Europa nella quale credevamo di aver finalmente ritrovato la retta via.

“Negoziare non è debolezza, ma forza” ha ritenuto di dover precisare il Segretario di Stato Cardinale Parolin. Specie fra nazioni che si riconoscono nella medesima matrice. Mosca se ne è invece avvalsa per continuare a seminare la discordia (anche se proprio ai principi cristiani che la madre di Navalny si è appellata per ottenerne la degna sepoltura di suo figlio), irrigidendosi poi nell’ennesima solitaria elezione presidenziale, condita da minacce nucleari.

L’Occidente si ostina tuttavia a considerare La Russia quale parte della famiglia europea. Giacché Platone stesso diceva che ‘non è da definire guerra quelli che i greci muovono contro altri greci: è sedizione’.

Nel suo ‘Lamento per la pace’, Erasmo esortava a “rendere i massimi onori a chi ha ristabilito la concordia con la sua intelligenza o il suo discernimento, a chi si è prodigato senza risparmio non per allestire la massima potenza di schiere armate, ma per non doverne abbisognare”. Un anelito antico, che l’Illuminismo di Kant avrebbe ulteriormente evocato.

Il ricordo pare essersi perso di quel Consiglio d’Europa che nel 1948, su iniziativa del Regno Unito, della Francia e dei tre del Benelux, sulle rovine ancora fumanti del nostro continente, volle presentarsi come di custode di un’identità europea da ricomporre (in esso si riconobbe anche la Turchia). Una guerra ‘fredda’ più tardi, fu l’Atto di Helsinki a riproporne le ragioni, al punto che anche la Russia post-Muro e l’Ucraina (non la Bielorussia) vi furono infine ammesse, in riconoscimento del cammino paneuropeo da loro intrapreso.

L’espulsione di Mosca fu però decretata dopo l’annessione della Crimea, prendendo atto del rifiuto di Putin di riconoscervisi, per un preteso inconciliabile ‘conflitto di civiltà’ con la collocazione ‘euro-asiatica’ che attribuisce alla Russia.

È rispetto al parametro del diritto pubblico vigente nella ‘casa comune europea’ (copyright Gorbaciov), che dovrebbe comunque continuare ad essere impostato l’atteggiamento dell’Europa nei confronti di un membro degenere della famiglia continentale. 

E’ la concordia nella diversità alla quale il Pontefice si appella, nell’invocare la bandiera bianca di una ripresa del dialogo, più di ogni concreto negoziato. Non della resa.

Facebook Comments Box

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »