All’Est, nulla di nuovo

di 19 Febbraio 2024

Con Navalny se ne va ogni residua illusione che questa Russia possa ritrovare la strada dell’Europa. Il suo indiscutibile, anche se patetico, eroismo (nel centenario dell’assassinio del nostro Matteotti!) dovrebbe però esortarci a prendere finalmente piena coscienza della minaccia che incombe sul futuro del nostro continente.

La Russia, è stato detto, è un grande paese con un imprevedibile passato. Sul quale, dopo l’epopea napoleonica, pesano due secoli di sostanziale estraneità alla Storia europea. Nel 1839 il Marchese De Custine lo descrisse come “impero dal profondo silenzio, dai grandi spazi vuoti, dalle campagne nude, dalle città solitarie, dalle fisionomie prudenti che rendono vuota la stessa società”. Dall’altro estremo limite dell’Europa, il suo connazionale Tocqueville aveva appena descritto l’emergente “Democrazia in America”.

“Due grandi popoli –profetizzò quest’ultimo – che, da differenti punti di partenza, paiono… chiamati ciascuno da un disegno segreto della Provvidenza a tenere un giorno nelle loro mani i destini della metà del mondo”. Altri, come Sainte-Beuve, constatavano che “la Russia è ancora barbara anche se grande, mentre la giovinezza è l’America”; e Michel Chevalier, economista liberista, avvertiva: “che cosa saremo noi forse solo fra cent’anni, quando qualche vento del nord trovandoci divisi, indeboliti da lotte intestine, ci costringerà a piegare il capo che noi portiamo ancor così fieramente eretto?”

I fatti stanno dando ancora ragione alle loro ammonizioni. Un’America esangue, spossata da un secolo di sovraesposizione all’estero, va tirando i remi in barca; lasciando dei vuoti, dal Medioriente all’Ucraina, che un Cremlino rimasto ‘pre-moderno’ ritiene di poter sfruttare a proprio vantaggio.

Qualcuno avrà visto (o letto qualcosa de) l’interminabile monologo che Putin ha concesso ad un compiacente intervistatore americano; in un supremo, ostentato, distacco dalle questioni di attualità, alle quali si dichiara estraneo. Eppure, bloccati come siamo apparentemente nella nostalgia del mondo di ieri, la democrazia sembra aver perso la fiducia in sé stessa. Nella sua capacità di fungere da motore di quello di domani, le cui condizioni tecnologiche e sociali già procedono imperterrite, sfuggendo alle maglie dell’alta politica.

All’annuale Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, la riunione dei Ministri degli Esteri del G7, presieduto quest’anno dall’Italia, ha “elogiato l’eccezionale resistenza e perseveranza dell’Ucraina” (sic!). 

L’americano Blinken ne ha approfittato per incontrare il suo omologo cinese. Un ritorno all’ipotesi di un G2? ‘Ex oriente lux’, ancora una volta, come ai tempi di Kissinger?

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