Sorvegliata speciale

di 15 Maggio 2023

Non soltanto l’aveva subito detto, la Francia, al momento della composizione del nostro nuovo governo: lo sapevamo da sempre, ma continuiamo a non volerlo riconoscere.

Nella famiglia europea alla quale apparteniamo sin dalla sua fondazione, non si può più invocare l’assoluta sovranità né la dignità nazionale. Non possiamo lamentare una lesa maestà. La nostra indignazione è indice di debolezza, di inveterato vittimismo. È con la nostra diversità nazionale che abbiamo a che fare.

Dobbiamo renderci conto che, soprattutto al cospetto delle gravi sfide alla sicurezza dell’Unione europea, la politica interna di ognuno dei suoi membri è di interesse nazionale degli altri. Il che vale inversamente, nel senso che, in ognuno, il consenso interno e le relative dinamiche politiche nazionali dipendono anche dalla solidarietà esterna. La cittadinanza europea consiste anche nel contratto sociale comune. Lo abbiamo detto dell’Ungheria e della Polonia. Lo si dice ora anche dell’Italia.

Una condizione che riemerge ricorrentemente alle elezioni al Parlamento Europeo, la cui campagna è già iniziata, con prospettive di riallineamento degli schieramenti politici trasversali che si vanno già delineando.

Un paese, il nostro, che continua a rivelarsi introverso, strutturalmente incapace di porsi in relazione con il mondo esterno, europeo, atlantico e mediterraneo. Rispetto non soltanto al PNRR, all’immigrazione, ma anche ai rapporti con America, Russia, Cina. Che dipende pertanto dalle iniziative altrui, alle quali aderisce senza suscitare quella consapevolezza della loro rilevanza per la tutela dei nostri stessi interessi.

All’ostentazione delle nostre buone intenzioni non fanno però seguito azioni coerenti, proposte concrete sostenibili nel tempo all’interno e verso il mondo esterno. Né disponiamo dell’autorità morale del Pontefice, che si sta infatti dimostrando più autorevole, se non necessariamente più ascoltato.

A Bruxelles cresce la necessità di liberare l’Europa politica dal laccio dell’unanimità, di dotare la sua politica estera e di sicurezza di quelle geometrie variabili necessarie a corrispondere all’eterogeneità delle circostanze internazionali. Anche allo scopo di associarvi altri paesi, in quella ‘comunità politica’ allargata promossa proprio da Macron.

Con il quale fatichiamo a collaborare.

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