Il gioco delle parti

di 24 Gennaio 2023

“Tutte le nazioni civili sono impegnate nella medesima battaglia contro le moderne forme di antica barbarie”, diceva Clemenceau nel fatidico 1917. È quel che Zelenski continua a dirci oggi, nel sollecitare all’Occidente maggiori rifornimenti militari.

Al cospetto di una comunità internazionale paralizzata dall’incubo nucleare, la guerra in Ucraina pare doversi risolversi soltanto con la messa al tappeto dell’uno o dell’altro contendente. La seconda riunione del ‘gruppo di contatto di difesa’ fra la cinquantina di paesi fiancheggiatori dell’Ucraina parrebbe averlo confermato.

Molti lamentano che si sia risolta con un nulla di fatto. La riluttanza dell’ospite tedesco a consentire la fornitura a Kiev dei suoi carri armati ’pesanti’ è stata persino commentata come una disgregazione del fronte anti-russo, del quale Mosca può compiacersi. Si è in realtà sottaciuta la considerazione che non bisognava dar il destro alla Russia per accusare la NATO di aver costruito un imponente schieramento di propri mezzi militari, argomentandone ‘pro domo sua’ il diretto coinvolgimento nel conflitto in atto. 

Evidente è semmai la necessità di addestrare gli equipaggi ucraini che prenderanno possesso del materiale messo a loro disposizione, prima di annunciarne l’effettivo schieramento. Per la Germania, si trattava peraltro di coordinare il proprio comportamento con quello dell’America, alla quale continua ovviamente a spettare la primazia nelle decisioni strategiche. E che non ha alcuna intenzione di cadere nella trappola russa di poter argomentare trattarsi  di una contesa russo-americana per interposta Ucraina.

Si tratta, ha peraltro affermato il Segretario alla Difesa americano, di “consentire agli ucraini di andare all’offensiva per liberare il territorio nazionale occupato”. Un proposito che i convenuti a Ramstein hanno riconosciuto nell’interesse della sicurezza europea e globale, anche se di prevedibile lunga durata.

La riunione ha comunque dimostrato che la presenza degli USA in Europa (consistente in quarantamila effettivi) rimane essenziale alla difesa del continente. A protezione di un’Europa emersa come Venere dalle acque, dopo aver affidato all’America l’armatura di Marte.

Chi infine contesta la legittimità di armare Kiev non tiene conto di un’operazione che ricalca il principio degli ‘affitti e prestiti’ che animò Washington nei confronti di Londra (e di Mosca!) prima di Pearl Harbour, nell’indiretta difesa dei propri interessi vitali.

Nel suo discorso al conferimento del Nobel, Camus disse che “ogni generazione si crede di dover rifare il mondo. La mia sa bene che non lo rifarà, ma il suo compito è forse più importante, giacché consiste nell’impedire che si disgreghi”.

E se, alla fine, fosse proprio l’Ucraina a liberare la Russia?

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