Natale con i tuoi

di 27 Dicembre 2022

Un anno rivelatore, auspicabilmente catartico, il 2022 che se ne va. Nell’affrontare la duplice sfida dell’aggressione all’Ucraina e del Covid, ha innescato grandi manovre internazionali, rinsaldato certe convinzioni, sfidato le solidarietà politiche, confermato gli schieramenti militari.

La diplomazia, è rimasta purtroppo alla finestra. Non è tramontata, anzi: la sua emarginazione ne rende ancor più evidente l’indispensabile funzione. Necessaria per arginare anche gli istinti nazionalisti, difensivi, agorafobici, quanto per dissipare i populismi semplificatori di situazioni sempre più complesse.

A fine anno, Zelenski è andato  a Washington (per raccogliervi un convinto seppur generico “what it takes”), Putin invece a Minsk (per esibire l’unico rapporto di alleanza di cui dispone), mentre a Medvedev è toccato recarsi a Pechino (per una stretta di mano, che non si nega a nessuno). E l’Europa? L’Europa è rimasta in riserva, disponibile ma trascurata.

E noi? Dopo essere andata inaspettatamente (intempestivamente) alle urne, l’Italia conferma la sua fedeltà, nell’ordine, all’Unione europea, alla NATO, alle Nazioni Unite. Aggrappandovisi genericamente, consapevole di quanto incerta sia ancora la propria consistenza politica. L’Economist, che un anno fa ci aveva gratificato del riconoscimento di ‘Nazione dell’Anno’, ci ha dedicato invece ora un supplemento che elenca le solite, ormai banali, esortazioni.

L’annuale conferenza dei diplomatici alla Farnesina si è svolta ancora una volta all’insegna, di marca berlusconiana, dell’esportazione del ‘Made in Italy’. Confondendo la diplomazia con il commercio estero: ancora e sempre “Francia o Spagna”?

Tanto Macron quanto Scholz avrebbero invece bisogno di noi per completare, rinsaldandole, l’immagine e la credibilità di una Unione tuttora alla ricerca di una missione. Oltre che per evitare la nostra emarginazione in un Mediterraneo che pare abbandonato al suo destino.

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