Incubo di mezza estate

di 17 Agosto 2022

Pace, quanti cedimenti avvengono in tuo nome! “Un giorno –diceva Carl Sandburg- faranno la guerra, ma nessuno ci andrà più”. Le bandiere dai colori dell’iride inneggianti alla PACE, infatti, non drappeggiano più i nostri davanzali!

L’Occidente, lo constatiamo, non fa più la guerra. Ma non riesce nemmeno ad assicurare la pace. Né ricorda che un diffuso pacifismo indusse Chamberlain ad affermare, al ritorno da Monaco, di aver assicurato “peace in our time!”.

Una ‘Lettera al Corriere’ si chiede a che cosa servano le Nazioni Unite, se non riescono ad assicurare la pace nel mondo (trascurando che è la Russia a bloccarne il funzionamento). Edgar Morin, ultracentenario cantore della complessità, ricorda che il pacifismo della Francia di Vichy “accettò la prospettiva di dominazione nazista su tutta l’Europa”, ma mette sullo stesso piano “il dispotismo di Putin e l’ultranazionalismo di una parte degli ucraini” (con buona pace del rapporto fra il lupo e l’agnello). Un nostro ex Ambasciatore alla NATO e a Mosca sostiene seraficamente che “Putin, personalità ambiziosa, è anche l’uomo che potrebbe più pacificamente fare della Russia una potenza euro-asiatica, un grande ponte slavo fra Vladivostok e l’Atlantico”(?).

Pace, pace. ‘E vo gridando pace, e vo gridando amor!” gemeva il Simon Boccanegra di Verdi. Per produrla bisogna però essere almeno in due. Rinnegando Gorbaciov, Putin ha invece purtroppo dimostrato che la Russia non riesce a risolvere il suo secolare dilemma fra occidentalisti e slavofili: la vittoria su Napoleone condusse alla feroce repressione dei ‘decabristi’; quella su Hitler alla costruzione di un vallo di paesi satelliti. Invece di andare oltre, di liberarsi della propria cronica paranoia, perennemente in difficoltà con il mondo circostante, la Russia continua a rintanarsi nella propria cronica diversità; a trincerarsi contro l’Europa, per rifugiarsi in Oriente (verso Pechino!).

In questo intero dopoguerra, costante è stato lo zampino di Mosca in ogni crisi internazionale, da Suez a Cuba al Vietnam ai Balcani all’Afghanistan, nel persistente proposito di erodere l’ideale anelito verso una qualche pace perpetua di ispirazione kantiana, al quale continua invece ad abbarbicarsi l’Occidente euro-americano.Rimaniamo così attoniti e passivi spettatori di un’intransigente assertività, non più ideologicamente ammantata dall’internazionalismo socialista, ma parimenti antagonista. 

E dire che mentre il liberalismo è storicamente stato, e rimane, intrinsecamente ‘rivoluzionario’, la Russia, da rivoluzionaria, si dichiara oggi conservatrice, reazionaria. Non è pertanto più di contrapposti valori che si tratta, ma dell’integrità del sistema internazionale multilaterale, pluralistico, collaborativo, che l’Occidente propugna ma che la Russia rifiuta e distrugge (la Cina tenta invece subdolamente di aggirarlo).

Per il momento, bloccato dalla caparbia resistenza ucraina, Putin si bea dello spettacolo di un Occidente che, come al solito, negozia con sé stesso. Di un’America che, dopo una troppo lunga sovraesposizione, sperava di poter tirare i remi in barca; di un’Europa che non si risolve a costruire una propria comune strategia. E di un’Italia che continua ad esitare.

 “Quel che si chiama la pace –diceva cent’anni fa Croce- è la relativa fermezza delle leggi”. Aggiungendo che “il compito di civiltà è così legato alle condizioni del mondo intero che non può assicurarsi o promuoversi se non con una politica internazionale anch’essa di civiltà e di cultura”. Distingueva fra “la guerra che è intrinseca e necessaria al vivere stesso” e “la guerra che continua il costume barbarico del sangue, delle stragi, della crudeltà e dei tormenti”, per osservare che ”con l’incubo di un gruppo di forze che operano fuori di noi e seguendo le proprie leggi, si ha il sentimento dell’impotenza, non essendovi modo, data la loro estraneità, d’inserirsi tra esse e di dominarle o regolarle”.

Eppure, non possiamo piegarci all’accondiscendenza, alla rassegnazione, all’accomodamento rinunciatario con quel di inverosimile che accade sotto i nostri occhi.

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