Rotazione fuor d’asse

di 2 Agosto 2022

Che un fisico, distintosi per le sue opere di divulgazione, si eriga a giudice dell’attuale stato della politica internazionale è un’impresa che ha del temerario, dell’irresponsabile.

Mi unirei al coro se, condannando un attacco a un Paese sovrano, aggiungessimo che ci impegniamo a non fare più nulla di simile. Non fare quanto l’Occidente ha fatto in Afghanistan, Iraq, Libia, Serbia, Yemen [Yemen?], Grenada, Panama… Se aggiungessimo che ci siamo sbagliati riconoscendo Slovenia e Croazia, innescando la guerra civile jugoslava… bombardando Belgrado, dove la scusa [?] era che Belgrado massacrava il Kosovo… Ipocrisia senza limiti. I giornali gridano sulle politiche ’imperiali’ di Cina e Russia. Il lupo e l’agnello… Chi è l’impero?…. Gli americani invocano la legalità internazionale, quando le loro guerre sono condannate dall’ONU [?]. L’ONU che la maggioranza vorrebbe autorevole, ma Washington ostacola [??]… L’ipocrisia dell’Occidente, che si sente libero di massacrare, e poi fa l’anima candida… L’Occidente vuole ‘avversari strategici’, nemici, vuole schiacciare gli altri… L’Occidente non vuole soluzioni, vuole far male alla Russia… La classe dominante occidentale ci sta portando verso la terza guerra mondiale [?]” (a firma Carlo Rovelli, sul Corriere della Sera del 31 luglio u.s. Parentesi quadre aggiunte).

Se mi mettessi a disquisire sulla teoria della relatività, non farei miglior figura. Ma, si sa, la competenza specifica non conta più, il parere personale prevale sul ragionamento circostanziato. Provocando un (deliberato?) guazzabuglio critico che, invece di suscitare il necessario effetto catartico, aggrava lo stato confusionale di opinioni pubbliche travolte dallo tsunami di comunicazioni globali.

A parte la radicale diversità di ogni singolo conflitto verificatosi nella Storia recente, si consideri piuttosto che fu il ritiro americano dal Vietnam a suscitare l’aggressione sovietica in Afghanistan; che, dopo anni in cui ha tentato di rimediarne le conseguenze, il ritiro dell’Occidente dall’Afghanistan sia andato ad aggiungersi alla sua inazione in occasione della guerra del 2008  in Georgia e dell’annessione della Crimea nel 2015, nell’incoraggiare Mosca ad aggredire l’Ucraina; e soprattutto che l’Occidente, europeo e americano, dimostra oggi di non volersi più impegnare in ‘operazioni di stabilizzazione’, in un globo terracqueo che non par più disporre di un perno sul quale ruotare. Argomento al quale il Professor Rovelli potrebbe meglio dedicare le sue più professionali riflessioni.

Comunque, anche ammettendo l’equiparazione fra il comportamento della Russia odierna e quello occidentale (americano) in passato, non si comprende perché Mosca sia autorizzata a compiere le medesime asserite nefandezze occidentali.

Ancora una volta, uno non vale uno: in materia di politica internazionale Rovelli non vale Lenzi, così come in questioni di fisica Lenzi non vale Rovelli.

E nessuno di noi due vale Draghi.

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