“Non siamo che all’inizio…”

di 11 Luglio 2022

… ipse dixit: “gli occidentali vogliono combattere fino all’ultimo ucraino: è una tragedia per il popolo di Kiev: più gli scontri proseguono, più sarà difficile avviare un negoziato”.

Drammatico delirio, in una sempre più esplicita atmosfera di ‘cupio dissolvi’, rivolta alla disintegrazione del vigente sistema dei rapporti internazionali. Che i Quattordici punti di Wilson avevano invocato cent’anni fa, codificato poi nella Carta delle Nazioni Unite, e che gli Stati Uniti hanno da allora difeso ‘urbi et orbi’. Un sistema che, contrariamente alla Cina, intenzionata a sfruttarlo dall’interno, la Russia, non riuscendo ad adattarvisi, come Gorbaciov aveva dichiarato di voler fare, ha ora apparentemente deciso di demolire.

 È soltanto in tal senso che si può parlare, non già di una guerra per procura sulla pelle dell’Ucraina, bensì della ripresa del confronto russo-americano sul destino dell’Europa. Una riedizione della Guerra fredda, che sfugge però alle barriere di sicurezza della deterrenza e della dissuasione giacché, in Ucraina, la Russia si è collocata al di fuori dalle più basilari regole di comportamento internazionale, al punto da non distinguersi dall’operato del terrorismo internazionale.

Invece che all’invocata ‘Nuova architettura di sicurezza europea’, è al sovvertimento di un qualsiasi sistema continentale che Mosca si sta invece dedicando, rinnegando i principi concordati da Brezhnev (Brezhnev!) ad Helsinki . Oltre al Donbass, che già controllava dal 2014, si propone ora di occupare non soltanto l’intera costa del Mare di Azov, per assicurarsi un collegamento terrestre con la Crimea, annessa in pari data, spingendosi verso Odessa, per amputare l’Ucraina di ogni sbocco al mare.

Piuttosto che con una guerra classica, dall’esito da risolversi sul campo, è con una tale specifica ‘operazione speciale’ che l’Europa deve quindi fare i conti. Non si tratta di una sola questione di valori democratici da difendere, ma una radicale modifica dell’assetto geo-politico continentale, dalla quale l’intera comunità internazionale non può dissociarsi.

Per aggirare e isolare il comportamento di Putin, è pertanto verso un ‘terzo mondo’ rimasto troppo a lungo ai margini dell’agone internazionale che la diplomazia dovrebbe pertanto rivolgersi. Fidando nella ‘lunga durata’, astenendosi dal rispondere colpo su colpo alle dissennate azioni del Cremlino, che ha abbattuto tutti i possibili ponti di collegamento con il mondo esterno. La riunione del G20 appena conclusasi a Jakarta, ha palesato l’isolamento nel quale Mosca è finita.

In tal senso si stanno muovendo l’America e l’Europa, astenendosi dall’esporsi direttamente  ad un confronto bellico che pur li riguarda direttamente. Dovendo peraltro vedersela con opinioni pubbliche che sui rapporti di forza non fanno più affidamento, ma che non possono rimanere indifferenti e astrattamente pacifiste.

Invece di distinguersi, l’Italia rimane nelle retrovie, sempre al traino degli avvenimenti, rispetto ai quali non riesce a posizionarsi. La guerra in Ucraina è scomparsa dalle prime pagine dei giornali, soppiantata dalle polemiche interne, economiche ed elettorali, che ne sono in gran parte condizionate. Intellettualmente esausti, disorientati, ci chiediamo come liberarci da questo incubo. Paralizzati dal dubbio che sanzionare l’aggressore e rifornire di armi l’aggredito non si traduca in fin dei conti nel prolungamento del conflitto.

Nel 1933, Churchill scriveva che “le grandi battaglie, vinte o perse, modificano l’intero corso degli eventi, creano nuovi standard o valori, nuovi umori, nuove atmosfere, negli eserciti e nelle nazioni, alle quali dobbiamo tutti adeguarci”.

Senza renderci conto che il grave danno al sistema internazionale, l’apparente predominante scopo di Putin, è già avvenuto. Che la via d’uscita va cercata nel ristabilimento di un diritto pubblico europeo. L’obiettivo ultimo dovrà essere quello di indurre la Russia ad accettare di trasformarsi da ultimo degli Imperi a normale Stato-nazione.

Nell’interesse della stessa UE, il cui scopo primario rimane la reintegrazione dell’intero continente, dal quale la Russia non può continuare a estraniarsi.

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