L’Ucraina sarà il cuore europeo della rivoluzione verde

di 16 Giugno 2022

C’è un filo rosso che lega la “grande transizione” dell’Europa alla crisi ucraina.

Anzitutto, Putin dirige l’esercito russo verso Kyiv pochi mesi dopo che l’Ucraina ha aderito all’Alleanza europea sulle batterie e le materie prime, firmando con Bruxelles (luglio 2021) un partenariato strategico e avviando un progetto comune per l’estrazione di litio da due depositi di Shevchenkivske, nella regione di Donetsk, e a Dobra, nella regione di Kirovograd.

Le esplorazioni geologiche del sottosuolo ucraino – in base alle quali si sono scoperti ricchi giacimenti di litio, appunto, e di Terre Rare – sono recenti. Sulla base delle ricerche condotte, l’Ucraina, insieme alla Serbia, in questo momento ha probabilmente il maggior potenziale di “oro bianco” – così chiamano il litio in ambito finanziario – dell’intera regione europea.

Poco prima della decisione di Putin di invadere l’Ucraina, è il caso della European Lithium: a novembre 2021, la società di esplorazione e sviluppo proprietà minerarie che ha sede a Vienna si accorda con la Petro Consulting Llc – azienda ucraina con sede a Kyiv – che dal governo locale ha ottenuto i permessi per estrarre il litio dai due depositi di Shevchenkivske e di Dobra, vincendo la concorrenza dell’azienda cinese Chengxin. Era il 3 novembre. Solo tre mesi dopo, Putin manda l’esercito in Ucraina. Le due vicende non sono indipendenti.

È noto quanto il litio sia fondamentale per lo sviluppo dell’industria delle batterie e per la trasformazione della mobilità, dal motore endotermico a quello elettrico. Le Terre Rare, invece, sono fondamentali non solo per la produzione dei nuovi motori elettrici, così come per smartphone e televisori, ma anche per tutta la filiera eolica, per la fibra ottica e per quella della diagnostica medica. Sono elementi in grado di cambiare e di potenziare le proprietà delle leghe che li contengono. Come si comprende, sono il cuore dell’innovazione tecnologica e digitale, motore a sua volta – insieme alle fonti energetiche rinnovabili – dello sviluppo sostenibile.

In secondo luogo, proprio negli ultimi giorni sono successe due cose importanti: l’8 giugno, il Parlamento europeo approva il Fit for 55, il primo pacchetto attuativo del programma Green Deal; l’11 giugno, per la seconda volta, Ursula von der Leyen va a Kyiv e porta il sostegno e la solidarietà europea a Volodymyr Zelensky e al popolo ucraino.

Ancora, questi due avvenimenti ci richiamano al legame tra Ucraina e UE nella prospettiva della transizione verde. L’Europa, naturalmente, non poteva tollerare una simile violazione di sovranità per di più ai suoi confini ma il suo intero piano di innovazione tecnologica ed energetica è assoggettato al partenariato strategico sulle materie prime che Bruxelles ha sottoscritto con Kyiv, al litio e alle Terre Rare dell’Ucraina, senza le quali non vi sarà nessuna transizione.

Questo ci dice due cose: il Green Deal, la rivoluzione verde dell’Europa, ha bisogno dell’Ucraina e delle sue Terre Rare. In secondo luogo, data l’accelerazione impressa dalla UE col Fit for 55, forse con la Russia si stanno trovando delle soluzioni. La visita di Von der Leyen a Zelensky delle ultime ore potrebbe essere un indizio importante.

Twitter: @sabella_oikos

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