Ne uccide più la lingua…

di 9 Giugno 2022

Ad ascoltare Lavrov e Medvedev, si direbbe che siano iniziate le manovre per la successione di Putin.

Purtroppo, a giudicare dal crescendo delle loro invettive, piuttosto che ricalibrare il tenore dei propositi moscoviti, la contesa parrebbe dover consistere in una gara ad alzare i decibel.

Con l’uno, un diplomatico di lungo corso, che continua a sventolare la minaccia nucleare e l’altro, impegnatosi a ‘modernizzare’ la Russia quand’era Presidente pro tempore, che dichiara di ‘odiare l’Occidente… bastardo, degenerato… da far sparire’ (sic!).

La stessa intera macchina propagandistica, fiore all’occhiello di Mosca per un intero secolo, pare essere andata fuori controllo, se la portavoce di quel Ministero degli Esteri non trova di meglio che maltrattare un povero conduttore televisivo italiano andato fino a Mosca per intervistarla (via Skype!).

È come se, nell’isolamento delle stanze del Cremlino, si aggirasse un clima da ‘cupio dissolvi’. Un’ipotesi di cui nessuno può rallegrarsi, per i gravi pericoli che comporterebbe la perdita dell’interlocutore razionale indispensabile per ricomporre i rapporti continentali.

L’aggressione all’Ucraina ha escluso la Russia dalla comunità internazionale, dalla quale non può ora pretendere di ottenere né udienza né sostegno alle proprie pretese. Vanificando l’Europa ‘latina’ che insiste nel cercare di recuperare il contatto, mentre quella di matrice protestante troverà conferma alla propria intransigenza.

Rispetto a una Russia che non pare per il momento disposta (o in grado?) di concedere un minimo spiraglio negoziale, la diplomazia non può purtroppo far altro che attendere che nelle segrete stanze del Cremlino le cose si chiariscano.

Si deve comunque ritenere che la risistemazione dei rapporti continentali che la Russia ha lacerato rimarrà in stallo. E che poi qualunque esito non potrà che rivelarsi provvisorio, armistiziale, precario. (Al pari della situazione nei Balcani a noi contigua).

Nell’astratta indifferenza dei nostri ‘talk-show’, molto show e poco talk, che, a differenza dei giornali, non suscitano l’indignazione dell’Ambasciatore russo.

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