C’eravamo tanto amati!

di 22 Febbraio 2022

Il dado è tratto! Attoniti, dobbiamo constatare che la Russia ha sostanzialmente rotto i ponti con l’Occidente. Spazzando via ogni residua illusione di un qualche modus vivendi continentale.

Il riconoscimento dell’autoproclamata secessione delle regioni orientali dell’Ucraina, praticamente occupate dal 2014 al momento dell’annessione della Crimea (Mosca lo aveva già fatto nel 2008 con le regioni georgiane del Sud Ossezia e dell’Abkhazia) non cambia di per sé le carte in tavola.

Quel che è più grave, e veramente incomprensibile, è che Putin abbia deciso di andare oltre, nel recidere ogni possibile legame con l’Occidente, accusato di minacciare militarmente la Russia, resuscitando i tempi più bui della Guerra fredda.

In violazione del diritto internazionale: non soltanto degli accordi di Minsk del 2014-15, ma anche di quelli di Budapest del 1994, quando l’Ucraina (e il Kazakhstan) rinunciarono all’arsenale nucleare rimasto sul loro territorio, in cambio dell’assicurazione che la loro indipendenza e integrità territoriale sarebbe stata rispettata.

Rendendo implicitamente improponibile la stessa proposta avanzata da Mosca di una nuova architettura di sicurezza europea; costringendo l’America a rimanere in Europa; mettendo in dubbio la ventilata possibilità di una ‘autonomia strategica’ dell’Europa. Altro che il ‘reset’ proposto dai tempi di Obama!

Sorprendente è che, nella sua prolungata, sconnessa e talvolta farneticante pubblica argomentazione, palesemente rivolta soprattutto all’opinione interna, Putin abbia persino ritenuto necessario offendere la memoria di Lenin e Stalin, proponendosi implicitamente come fondatore di una ‘nuova Russia’.

Nella sua rievocazione storica, non ha peraltro rilevato che l’indipendenza dell’Ucraina, resa titolare di un proprio seggio alle Nazioni Unite anche durante l’esistenza dell’URSS, fu utilizzata dal proprio mentore Eltsin come leva per decretarne la dissoluzione.

Si dovrebbe presumere che, messosi in un vicolo cieco nel tentativo di tornare ad imporsi all’attenzione dell’America, l’autocrate del Cremlino si sia trovato poi costretto ad atteggiarsi a novello Sansone nel ricomporre una qualche parvenza dell’antico spazio imperiale russo.

Stracciando però irresponsabilmente l’intero tessuto dei rapporti internazionali; abbattendo tutti i possibili residui punti di collegamento non soltanto per una reintegrazione paneuropea, ma con gli stessi Stati Uniti e l’Unione europea. Una nuova cortina di ferro è piombata in mezzo all’Europa. Separandoci in casa, quando ci eravamo convinti di essere giunti alla ‘fine della Storia’.

Se proprio vogliamo continuare a batterci il petto, la colpa dell’Occidente è stata di aver preso alla lettera le intenzioni di Gorbaciov, che allo ‘spirito di Helsinki’ si è a lungo riferito, al quale lo stesso Eltsin si è poi aggrappato, ma che Putin ha deciso di rinnegare. 

Rimane ora da verificare se l’imponente schieramento militare attorno all’Ucraina sarà allentato o verrà mantenuto a difesa dell’asserita aggressività della NATO. L’Occidente deve ora decidere se limitarsi a contenere o organizzarsi per respingere l’aggressività della Russia: siamo tornati all’immediato dopoguerra, ai tempi del containment di Kennan e del roll-back di Dulles! In presenza della rinnovata frattura continentale, lo spazio perché la diplomazia possa operare, la politica mediare, si è notevolmente ristretto. 

I pellegrinaggi a Mosca dei vari leader europei, Francia e Germania in testa, non sono certo serviti a convincere Putin, né a mediare come ci si illude sempre in Italia. Ma hanno comunque contribuito a confermare la solidarietà fra alleati atlantici, nel solito rapporto fra il bastone americano e la carota europea, fra deterrenza militare e dialogo politico, che Putin contava di riuscire a dissociare. 

Le inevitabili preannunciate sanzioni occidentali altro non rappresentano che la presa d’atto dell’auto-escludersi della Russia dal novero delle nazioni civili.

Gli italiani dovranno ora rassegnarsi a inverni particolarmente rigidi, ad accettare l’incremento delle bollette energetiche, e a non continuare a commerciare normalmente con gli amici russi. 

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