Le ‘sorelle latine’

di 29 Novembre 2021

L’altisonante ‘Trattato del Quirinale’ è stato finalmente firmato. Preannunciato cinque anni fa, minuziosamente elaborato dai rispettivi ministeri, andrà ora sottoposto a ratifica parlamentare se non altro per renderne edotta e possibilmente partecipe l’intera nostra nazione, tenuta finora all’oscuro della sua genesi e specifico contenuto.

Le nostre forze politiche, alquanto disperse, dovranno ora commisurarvisi, non soltanto per eliminare la ruggine accumulatasi nei rapporti bilaterali, ma soprattutto per impostare una strategia europea ed internazionale condivisa. Il titolo stesso dell’accordo specifica che si dovrà trattare di una ‘cooperazione bilaterale rafforzata’, mediante costanti consultazioni verso il progressivo coordinamento delle rispettive strategie nei più diversi settori. Formalmente ad immagine e somiglianza di quelli dell’Eliseo e di Aquisgrana ai quali da tempo si ispirano i rapporti fra Francia e Germania. 

I Vertici bilaterali annuali, la partecipazione ai rispettivi Consigli di governo, le regolari riunioni fra gli alti funzionari ministeriali dovranno consentire il collegamento istituzionale permanente necessario rispetto alle principali, pressanti questioni di attualità, tanto intereuropee quanto mondiali. Verso l’adozione di posizioni ed azioni comuni. È “un primo passo -ha detto il Presidente Draghi- nella gestione condivisa delle grandi sfide globali… Dobbiamo imparare la disciplina dell’amicizia: è importante consultarsi e agire assieme”. A buon intenditor, soprattutto interno…

In pratica, è come se il carro delle buone intenzioni fosse stato messo ancora una volta davanti ai buoi. Vi è ora da chiedersi come un sistema presidenziale, come quello francese, possa collegarsi al nostro, che da assembleare si è fatto populista. Si potrebbe però inversamente sperare che il Trattato appena concluso ci serva almeno da stimolo interno, oltre a produrre effetti moltiplicatori, d’iniziativa dei tre paesi fondatori ai quali continua a competere la responsabilità primaria verso la più volte evocata ‘Unione sempre più stretta’ . 

Bisogna pertanto augurarci che, da noi, vengano accantonate le irritazioni e diatribe che continuano a serpeggiare sull’atteggiamento francese e, a Parigi, dimenticate le simpatie pentastellate per i ‘gilet gialli’ e quelle leghiste per la destra lepenista (e ungherese). Nel quadro strategico comune appena tracciato, le diversità di impostazione dovranno essere ricomposte, i malintesi chiariti: superati i risentimenti sulla questione immigratoria, le irritazioni per il diverso allineamento su quella libica, ed i timori di intenzioni predatorie francesi sul nostro patrimonio industriale. 

Dissipati andranno d’altra parte i timori che il Trattato comporti un nostro asservimento alla ‘grandeur’ francese, già espressi da coloro che si trincerano in un rinunciatario ‘sovranismo’. Se Parigi consolida la sua posizione di cardine dell’ulteriore sviluppo del progetto integrativo europeo, per l’Italia si trattava di non perdere l’aggancio alla più ‘latina’ delle due sue locomotive. Bisognerà semmai farci ora promotori di un analogo rapporto con il nuovo governo di una Germania che dovrebbe anch’essa, diversamente, aver interesse ad avvalersi di una sponda con l’Italia. Ricostruendo il triangolo che dette l’avvio all’impresa comune.

Quel che fa però difetto è la mancata identificazione del nostro specifico interesse nazionale. Venuti meno gli stabili punti di riferimento esterni, transatlantico ed europeo, esso non può continuare a consistere soltanto in una generica adesione al multilateralismo delle Nazioni Unite. La nostra collocazione geografica ci dovrebbe indurre ad aggregare anche la Spagna, verso la formazione di quel ‘nucleo duro’ indispensabile ad un’Europa che afferma di volersi dotare di una propria ‘autonomia strategica’. Nella necessaria disarticolazione degli impegni di ognuno, in quelle ‘cooperazioni strutturate rafforzate’ che i tempi richiedono fra i membri dell’Unione più decisi a procedere oltre.

C’è chi ricorda come, nel dicembre 2007, proprio a Roma, Prodi, Sarkozy e lo spagnolo Zapatero si riunirono per lanciare una ‘Unione del Mediterraneo’ fra i paesi del suo bacino occidentale, meno esposto alle contaminazioni della crisi mediorientale. Un Vertice trilaterale con Francia e Germania ebbe luogo a Trieste nel luglio di cinque anni fa. Dell’uno e dell’altro, da noi, non si è più parlato!

V’è quindi da sperare che l’ennesima manifestazione di buoni propositi non sia destinata, ancora una volta, a rimanere priva di risultati concreti. Che serva invece a riempire di progetti condivisi le scatole vuote della nostra politica interna ed estera. Ricollocando cioè la politica estera al centro delle nostre preoccupazioni, anche quale fattore di coesione politica interna.

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