Pari opportunità

sr Anna Monia Alfieri di 26 Ottobre 2021

Non è una questione di Genere ma di Contenuti.
Non è una questione di slogan ma di Strumenti operativi.
Servono soluzioni efficaci e definitive che valorizzino le differenze strutturali.
Resta valida la domanda di sempre: ci muove il sincero desiderio di risolvere i problemi o di sclerotizzarli con gli “ismi ”?
Ciò premesso:

  1. Innanzitutto occorre liberare il campo da polemiche inutili: Occorre sempre rapportare il testo biblico alla società dei tempi in cui esso è stato scritto e ricavarne un messaggio per l’attualità. Io, più che la dipendenza della donna dall’uomo, leggo la stretta interdipendenza che li unisce, una dipendenza pensata e voluta dal Creatore.
  2. Sono personalmente allergica a qualsiasi forma di categorizzazione generalizzante: l’uomo sfrutta, la donna è sfruttata; l’uomo è violento, la donna subisce. 
  3. Così come non sopporto il politicamente corretto che impone l’uso del maschile e del femminile. 
  4. Certamente, è assurdo il negarlo, ci sono purtroppo ancora realtà in cui il ruolo lavorativo, sociale, oserei dire umano, della donna non è riconosciuto, valorizzato, tantomeno rispettato. Ancora numerosi i casi di violenza. Inaccettabile. Occorre, pertanto, necessariamente agire, subito, ma non creando divisioni o categorie, anzi unendo gli sforzi. 
  5. Ogni persona non dà il proprio contributo alla società perché è di genere maschile o femminile: dà il proprio contributo in virtù di quel senso di fratellanza che deve legare tutti i cittadini. E’ ovvio che sono concetti che devono essere instillati nelle menti di tutti fin dai banchi di scuola, ma, ripeto, la prospettiva deve essere quella dell’unità. 
  6. Il rispetto della donna e dei suoi diritti non deve essere visto quasi fosse una sorta di rivalsa nei confronti dell’uomo, al contrario deve essere visto come il naturale sviluppo di una educazione. 
  7. Io non voglio che i miei diritti debbano essere difesi perché sono una donna: voglio che i miei diritti siano tutelati in quanto cittadina, in quanto membro di una comunità umana. Ma a questo si arriva superando le inutili polemiche, le separazioni. L’educazione al bene, al senso di responsabilità individuale e sociale sono i mezzi per abbattere qualsiasi forma di discriminazione.
  8. Non banalizziamo, non creiamo categorie, non agiamo per dividere. La scuola può fare molto, così come ha sempre fatto, ma partendo da una prospettiva unitaria e non divisiva. La prospettiva degli educatori, quelli veri.
  9. Favoriamo un mondo a misura di donna, (di famiglia) senza costringerla a scegliere fra lavoro e la vita privata? Puntando su asili nido gratis, scuole dell’infanzia per tutti, una scuola libera per tutti. Una soluzione ovvia e scontata per chi davvero vuole superare ogni discriminazione e non servirsene. 

    Ne ho parlato ieri a Quarta Repubblica 
Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »