L’anno prossimo a Gerusalemme

sr Anna Monia Alfieri di 20 Luglio 2021

1. Islam, Cristianesimo, Ebraismo: le tre grandi religioni che si incontrano a Gerusalemme, città della pace.  Le religioni dell’incontro: da quello di San Francesco con il Sultano d’Egitto, a quelli più recenti tra le più alte autorità delle tre grandi religioni monoteiste. La pace, desiderio di ogni cuore, è tra le aspirazioni di ogni fede religiosa, vissuta sinceramente. Beati i costruttori di pace.

 Pace non vuol dire solo assenza di guerre ma anche, e forse soprattutto, desiderio di bene, di relazioni finalizzate al bene dell’altro, di libertà agita, vissuta e rispettata. Pensiamo a uno dei Cinque pilastri dell’Islam: il dovere dell’elemosina non si inserisce in un disegno di cura dell’altro, di attenzione alle difficoltà di chi sta attorno al fedele? Cosa dire poi della cultura araba, in tutti i suoi rami? Una cultura di cui anche il nostro Occidente è debitore. 

Certamente, lungo la storia abbiamo vissuto momenti di conflitto per motivi legati alla religione, molto spesso conflitti causati da parte del mondo cristiano: le Crociate, le cacciate degli Ebrei e la costruzione dei ghetti. Abbiamo avuto per un secolo guerre violentissime tra i Cristiani di confessioni diverse. Giustamente e doverosamente, negli ultimi anni abbiamo assistito, da parte delle autorità più importanti delle diverse religioni, prese di distanza e richieste di perdono per quanto accaduto in passato: pensiamo alla memorabile e suggestiva celebrazione della Giornata del Perdono voluta da San Giovanni Paolo II durante l’Anno santo del 2000. Ecco lo spirito della religione: consentire all’uomo di ritrovare le ragioni più profonde del suo essere per potersi donare agli altri. 

2. E, quando ci sono atteggiamenti che non corrispondono a questo spirito, occorre condannare, prendere con decisione le distanze dall’accaduto per riportare l’attenzione al messaggio di bene. È, ad esempio, quanto accade nella Chiesa cattolica in tema di abusi. È quanto avvenuto, all’interno della Comunità islamica, davanti al caso di Saman Abbas, la ragazza di origine pachistana scomparsa nelle campagne di Novellara, vicino a Reggio Emilia: il sospetto è che sia stata uccisa in quanto si era opposta ad un matrimonio combinato dalla famiglia. Nadia Bouzekri, la prima vicepresidente donna dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche italiane, sulle pagine di Avvenire del 6 giugno scorso, così si era espressa: «Mi sembra inconcepibile quanto successo. Una famiglia non può decidere in nome e per conto di una figlia che desidera costruirsi la sua vita».  Sempre l’Ucoii aveva formulato una «fatwa» sul tema delle nozze combinate.

Nel parere religioso emanato il 3 giugno, si scrive chiaramente che «il matrimonio è una relazione di vita fondamentale tra due parti, uomo e donna, che si legano con una prospettiva duratura e che ha come essenza l’esigenza e l’accettazione dei coniugi. Una relazione che – si sottolinea – non può che basarsi su un consenso libero e volontario, senza coercizione o costrizione». Parole chiare che, secondo Nadia Bouzekri, «valgono sia per i ragazzi che per i genitori. Non si può strumentalizzare la religione e cambiarla a proprio piacimento». È necessaria una chiara presa di posizione da parte della comunità islamica senza “se” e senza “ma”.

3. Una presa di posizione che non lasci adito a polemiche o a inutili strumentalizzazioni e che, ovviamente, mostra un atteggiamento diverso nei confronti della realtà dell’Occidente rispetto a quella del padre di Saman.In tutta onestà e con il rispetto che si deve ad ogni persona, come si può accusare lo Stato italiano di voler fare proselitismo a favore della religione cattolica? Se fosse così, come si potrebbe giustificare l’introduzione della legge sul divorzio o sulla interruzione della gravidanza? Grazie a Dio (!) lo Stato italiano è laico, non confessionale, pertanto figuriamoci se si occupa di convertire! Credo che il nostro dovere sia quello di raccontare i fatti così come accadono e di cercare di darne un’interpretazione che non fomenti la tensione e la strumentalizzazione ma che vada a cogliere il contesto culturale nel quale si sono originati. Il padre di Saman è libero di pensare come vuole ma noi dobbiamo impegnarci per un cammino di integrazione, di dialogo, per il bene dei nostri giovani. Altrimenti si alzano muri di incomprensione e di odio. La fine della civiltà occidentale. Che è nata, invece, proprio dall’incontro di culture diverse.

Pur nella diversità dei contenuti, le tre grandi religioni contribuiscono al miglioramento della società. 

4. È necessario avere il coraggio della denuncia, quando la religione viene coinvolta per giustificare azioni violente dei singoli.È un dovere civico, oltre che di rispetto per la religione. Allah, il Dio di Abramo, il Dio di Gesù Cristo vogliono la vita degli uomini, non la loro morte, vogliono la libertà, non la coercizione. E allora concludo con la promessa che gli Ebrei si scambiano durante la festa della Pasqua, augurandosi che l’esilio possa finire e, come messaggio di pace e prosperità, si dicono: “L’anno prossimo a Gerusalemme”. Ecco, lo ripeto per tutti noi e per chi ci segue da casa, come augurio: L’ANNO PROSSIMO A GERUSALEMME!

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