Il campo base

Guido Lenzi di 19 Giugno 2021

Sull’incontro, tanto atteso, fra Biden e Putin, c’è poco da dire. L’importante è che si sia svolto. Con l’uno, latore della ritrovata sintonia con l’Europa, l’altro dell’ambizione di restare la potenza che non è più (dixit Ugo Tramballi).

Non si è trattato di quel ‘reset’, di quella risistemazione dei rapporti bilaterali, che Washington auspicava ai tempi di Obama. Semmai, per Mosca, del riconoscimento della propria esistenza, che Pechino ha relegato ai margini della scena internazionale. Per Biden, il ritorno dell’America sulla scena internazionale. L’ostentata pacatezza delle rispettive separate dichiarazioni alla stampa, in assenza di dichiarazione congiunta, ha confermato l’inconsistenza di risultati concreti.

I due ambasciatori sono tornati al loro posto, ma la discordia e la sfiducia persistono. Non vi è stato alcun passo avanti su  un’agenda reciproca, salvo la prosecuzione dei negoziati sui temi nucleari (“abbiamo responsabilità comuni’). Ognuno dei due interlocutori si è poi rivolto soprattutto alla propria platea interna. Le questioni geopolitiche, Ucraina, Bielorussia, Medioriente, Afghanistan, Libia, per quanto evocate, non sono state approfondite. Le rispettive prospettive, dichiarate senza mezzi termini ‘diverse,’ hanno impedito un qualche comune denominatore. 

Putin può ritenere di aver ottenuto la conferma del suo status di superpotenza, che soltanto l’America può riconoscergli. Biden, di aver tenuto fede ai principi della democrazia americana, ai quali ha attribuito la stessa esigenza di pretendere il rispetto dei diritti umani in Russia, con specifico riferimento al caso Navalny.

Spirito costruttivo, assenza di ostilità, spiragli di fiducia, riduzione delle distanze, sono state le affermazioni più concilianti. I termini di riferimento dai quali partire sono stati indicati nelle aggressioni informatiche e nelle attività di disinformazione, non senza uno scambio di reciproche imputazioni. 

Biden ha fatto leva sulla promozione degli interessi comuni più che sui valori diversi. Putin, pur riconoscendo che “abbiamo bisogno di regole di condotta condivise”, nella conferenza stampa ha chiesto “che le domande siano intellegibili e ragionevoli”. A testimonianza del persistente ostacolo di una differenza di linguaggio. “Mancano le condizioni oggettive –ha aggiunto- per una mia visita alla Casa Bianca”.

Per la scalata al vertice, dovremo quindi attendere che Putin abbia qualcosa di significativo da dire, e Biden qualcosa da offrire. Ma non si può dire che il campo base sia stato attrezzato. Eppure è rispetto all’America, certo non nei confronti della Cina, che la Russia deve definirsi per dare sostanza allo status internazionale di cui già dispone nel Consiglio di Sicurezza. “Per essere grande –ha sentenziato Biden- la Russia deve cambiare approccio”.

Persiste la mancanza di quei punti di contatto sui quali, durante la guerra fredda, si reggeva la distensione. E’ nella prevedibilità, nella trasparenza dei comportamenti, che la sicurezza e la stabilità strategica si àncorano. ‘Prevedibilità’ è infatti diventato lo slogan di Biden, non diverso dal ‘trust and verify’ di Reagan. Con la precisazione che “non siamo contro (qualcuno), ma per (un mondo migliore)”. Ce ne vorrà. A distanza, Putin ha sarcasticamente risposto che “viviamo nel migliore dei mondi possibili”. Per ora, si dovrà puntare sul circoscrivere le aree di crisi, mentre le sanzioni verranno mantenute nei casi meno tollerabili.

Un’era fa, da Vice-presidente, Biden aveva detto che “l’America persegue un’Europa nella quale tutte le nazioni, compresa la Russia, svolgano un ruolo determinante nell’affrontare le nuove sfide”. Un auspicio che fatica a tradursi in operante realtà. 

La sostanza rimane che, in un mondo multipolare, il ‘piccolo gruppo’ minimizzato da Pechino si contraddistingue per la capacità di aggregazione. Una coalizione, per quanto eterogenea, fra Stati animati dalle medesime intenzioni, della quale non dispongono né Russia né Cina, che si muovono unilateralmente per ostruirne il funzionamento.

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