Il cordone sanitario

Guido Lenzi di 26 Maggio 2021

Oltre alla libertà dei mari è ormai in pericolo anche quella dei cieli. Un aereo di linea dirottato per impossessarsi di un dissidente è l’ultima delle macroscopiche violazioni delle norme di comportamento internazionali (del relativo diritto si trova sempre il modo di cavillare). 

La violazione dell’integrità territoriale di uno Stato, l’ostruzione di una delle principali vie di comunicazione marittima, le ricorrenti interferenze militari, il diffondersi di operazioni sovversive, testimoniano il lacerarsi della trama dei rapporti internazionali. Al quale la diplomazia non riesce più a rimediare.

Nell’assenza di una qualche superiore autorità impositiva, e nell’improponibilità di ritorsioni di ordine militare, è soltanto l’imposizione di un ‘cordone sanitario’ attorno ai colpevoli che si può pensare di adottare. Un regime sanzionatorio che non riguardi più solamente alcune personalità di rilievo, bensì l’intero paese responsabile di comportamenti che, nel diritto interno, verrebbero perseguiti come penalmente rilevanti.

L’articolo 41 della Carta delle Nazioni Unite, l’unico disponibile codice internazionale, consente ‘la completa o parziale interruzione di relazioni economiche, di comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, postali, telegrafiche, radio o di altro genere, e la rottura di relazioni diplomatiche’. Provvedimenti che non vengono definiti ‘sanzioni’, termine dal significato punitivo, bensì ‘misure che non implicano l’uso della forza militare’, per ‘prevenire un aggravamento della situazione’.

Come per il contenimento e riassorbimento di una pandemia, è all’adozione di un embargo, che boicotti ogni strumento di comunicazione, scambio commerciale o investimento, che si deve ricorrere. In alternativa ad immediate più rigorose iniziative di ‘imposizione della pace’, alle quali l’attuale paralisi del Consiglio di Sicurezza impedisce di accedere.

È prioritariamente nei confronti della Russia e della Cina, riluttanti suoi membri permanenti, che tali contromisure andrebbero adottate, per gli auspicabili terapeutici effetti moltiplicatori che ne risulterebbero. Si tratterebbe di indurli quanto meno ad esplicitare le ragioni del loro comportamento.

Alla Russia andranno pubblicamente specificate le nostre pretese se non altro di una comune gestione dei rispettivi dissensi. Alla Cina, indicato il criterio di una reciprocità di trattamento, necessaria a superare le obiezioni del Parlamento europeo all’accordo sugli investimenti reciproci siglato nel dicembre scorso.

Utile a tal fine sarebbe infine l’istituzione di Consigli di Sicurezza nazionali che non si limitino a scambi di informazioni, come accade da noi, bensì  provvedano, come altrove, ad assicurare la coerenza dell’insieme della politica estera. A Berlino, cosciente della necessità di riproporre la Germania al proscenio della politica europea, Armin Laschet, candidato alla successione della Merkel, ne ha pubblicamente auspicato l’istituzione. 

Mentre l’Europa tentenna, l‘imminente incontro fra Biden e Putin, dopo uno stallo decennale,
fornirà i necessari elementi di valutazione.

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