L’Europa in rianimazione

Guido Lenzi di 10 Maggio 2021

Nell’anniversario della dichiarazione di Schuman, dopo un lungo rinvio causa Covid, è stato finalmente dato l’avvio alla consultazione popolare sul ‘Futuro dell’Europa’. Un coinvolgimento dell’opinione pubblica più che mai indispensabile per rimediare a quel ‘deficit democratico’ che affliggerebbe un’Unione allargatasi oltremisura. Nella quale il Consiglio, intergovernativo, tende a prendere il sopravvento sulla Commissione, comunitaria.

Ne risulta non una contraddizione, che ne ostacolerebbe il funzionamento, quanto piuttosto un equilibrio fra Stati membri e contesto condiviso, da calibrare più accuratamente. Memori anche del progetto di Costituzione miseramente rifiutato vent’anni fa dai referendum in Francia e Olanda, non pare opportuno né necessario ricorrere ad una riforma dei Trattati. È nella pratica intergovernativa, piuttosto che nel rigore istituzionale, che l’Unione è chiamata ad esprimere quella ‘autonomia strategica’ che va da qualche tempo proclamando.

Nonostante la ‘guerra per la pesca dei crostacei’ inscenata nella Manica, la Brexit non ne ha affossato lo spirito né l’operatività agli occhi del mondo. Lo testimoniano tanto l’invio della squadra navale britannica attorno alla portaerei ‘Queen Elizabeth’, accompagnata da una fregata olandese, nel Mar Cinese Meridionale, quanto l’esortazione del Ministro degli esteri Raab ai suoi colleghi del G7 a contrastare puntualmente le disinformazioni di Mosca e le pratiche commerciali scorrette di Pechino.

Dobbiamo renderci conto che è proprio della scarsa presenza dell’Europa sulla scena internazionale che soffre il sistema dei rapporti internazionali. Avviato apparentemente verso la regressione ad una poliarchia di sfere di influenza contrapposte, invece che verso quel ‘multilateralismo efficace’ che la sola Europa può legittimamente propagandare.

Un’Europa che continua invece ad autoflagellarsi in astruse, anacronistiche discussioni, come quella sull’opportunità di commemorare Napoleone. Il quale, misogino e poco propenso ad emancipare gli schiavi, e seppur al preminente scopo di restaurare la ‘grandeur’ di una Francia dilaniata dalla rivoluzione, ha disseminato l’Europa dei valori dell’Illuminismo, ai quali l’Europa ancor’oggi si ispira.

A Sant’Elena, si iscrisse fra i padri nobili dell’unificazione del continente: “l’impulso è dato, e penso che dopo la mia caduta e la scomparsa del mio sistema non vi possa essere in Europa altro grande equilibrio possibile che non sia l’agglomerazione e la confederazione dei grandi popoli”.

Il prolungato parricidio di una ‘cancel culture’ che, anche in Europa, vuol fare piazza pulita del suo passato apre la strada all’avventurismo  nazionalista e aggressivo dei suoi antagonisti, attestatisi come ‘competitori sistemici’. La nuova Europa deve risolversi a riscoprire e affermare la specifica identità che, unicamente, geneticamente, le appartiene.

“La Storia –dice Magris-  è una camera di rianimazione: è facile sbagliare dose e mandare all’altro mondo i pazienti che si volevano salvare”.  

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