E anche Della Loggia si perse nel caos delle sigle

Tonino Ceravolo di 5 Maggio 2021

Ernesto Galli della Loggia è uno dei non moltissimi eminenti studiosi italiani di formazione non pedagogica che, da anni e con encomiabile continuità, dedicano le proprie attenzioni al mondo della scuola, segnalandosi anche per una intensa battaglia culturale, in gran parte condivisibile, contro il “pedagogese” e l’infatuazione per il digitale. Nel suo più recente articolo sul “Corriere della Sera” (Un esame un po’ classista, 5 maggio 2021), misurandosi con l’introduzione del curriculum degli studenti in vista del prossimo esame, non rinuncia a contestare l’ideologia del “capitale umano” che starebbe conducendo la scuola italiana, in modo inarrestabile, all’asservimento “nei confronti del cosiddetto ‘mondo del lavoro’”: “Che non significa, si badi, il sacrosanto sviluppo dell’istruzione tecnica e professionale – quella ad esempio degli istituti tecnici industriali (Itis) ai quali il Recovery plan destina giustamente un particolare finanziamento”.

Trascureremo il merito delle argomentazioni di Della Loggia, non in linea con alcune importanti scelte del nuovo ministro Bianchi, se non per un dettaglio, quello sopra riportato in cui la somiglianza delle sigle ha fatto smarrire l’illustre studioso, più o meno come potrebbe accadere in una foresta assumendo come orientamento le conifere e confondendo però i pini con gli abeti. Infatti, non di ITIS (Istituti tecnici industriali) è questione nel PNRR (ancora una sigla), bensì di ITS (Istituti tecnici superiori), che sono altra e ben diversa cosa, già solo per il fatto che i primi appartengono al segmento della secondaria di secondo grado (tra i 14 e i 19 anni) mentre gli altri cominciano successivamente al diploma di maturità (dopo i 19 anni). 

Naturalmente, non sappiamo cosa sarebbe potuto cambiare nell’analisi di Della Loggia collocando le cose nel giusto posto (sospettiamo nulla vista la natura degli Its), ma c’è da dire che se anche uno studioso di tal vaglia erra, perdendosi nel bosco fitto delle troppe sigle, forse è la matrice dell’errore che va corretta. E che sta giustappunto in quel bosco, irto di POF e PTOF, di INVALSI e INDIRE, di PDM e RAV, e così via riconducendo la varietà del mondo ad acronimi e sigle. 

Pervenire a una moratoria e cominciare a chiamare le cose con il loro nome, non potrebbe essere utile?

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