Il ‘buco nero’ afghano

Guido Lenzi di 3 Maggio 2021

Il ritiro americano dall’Afghanistan, in concomitanza il prossimo anniversario dell’attacco alle Torri gemelle, significa appunto la fine della ‘guerra al terrore’ decretata vent’anni fa da Bush jr.

Una trappola ordita dal terrorismo internazionale, nella quale l’Occidente è rimasto impantanato. Una guerra contro un avversario inafferrabile, esauritasi per sfinimento, non dissimilmente da quelle in Algeria (della quale De Gaulle disse che “ci costa ormai più di quanto ci renda”) o in Vietnam, abbandonate rispettivamente al Fronte di Liberazione Nazionale e ai Vietcong.

Quell’antico crocevia, ‘cimitero degli imperi’ durante il ‘grande gioco’ ottocentesco, devastato dalla sconsiderata invasione sovietica, è diventato un ‘buco nero’ al quale l’America ha tentato di porre rimedio. Vanamente, come si è visto, priva com’è stata del fattivo concorso degli altri attori internazionali.

Facile è quindi prevedere che l’Afghanistan è destinato all’implosione, allargando invece di colmare la faglia che da decenni affligge l’intera regione dell’Indo. Non più occupato, ma nemmeno altrimenti accudito, preda dei ‘talebani’ tornerà all’antico suo stato tribale; privo però della ‘Loya jirga’, l’assemblea degli anziani che assicurava una primordiale forma di democrazia.

Ma quel che è peggio, nel presumibile disordine delle nazioni circostanti, che si vorrebbero protagoniste di un diverso ordine internazionale, ‘multipolare’, in un ritorno alle sfere di influenza esclusive. Il vuoto strategico conseguente al ritiro dell’America (e dei suoi associati anche italiani) sarà tale da non attrarre gli aspiranti protagonisti regionali, russi o cinesi, tanto meno pakistani o indiani. 

Scottata dalla sua precedente esperienza, rivelatasi concausa del collasso dell’Unione Sovietica, la Russia si terrà alla larga. Presumibilmente, la stessa Cina non interverrà se non per interposta persona pakistana. Mentre il Pakistan continuerà a preferire un vicino destabilizzato in funzione di contro-assicurazione nei confronti dell’India.

Si dovrebbe pertanto ritenere che le condizioni dell’Afghanistan (al pari di quelle della Siria, della Libia) costituiscano la cartina di tornasole delle intenzioni di una comunità delle nazioni tornata in istato confusionale. Ne risulterebbe la controprova dell’assunto che l’America, anche se non risolutiva, rimane ‘nazione indispensabile’, se pur oscillante fra isolazionismo e unilateralismo. Nell’indifferenza altrui.

(Nel frattempo, da noi, c’è chi ritiene che il ritorno della Marina britannica in Asia rappresenti l’anacronistica ostentazione di un’antica gloria invece del suo contributo all’affermazione dei diritti di libera navigazione, che Pechino apertamente contesta).

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