Dalla Russia con goffaggine

Guido Lenzi di 3 Aprile 2021

Lo spionaggio è attività antica, multiforme; svolta com’è a scopi di prevenzione se non di infiltrazione dei propositi degli uni e degli altri. 

Se rivolta ad ottenere utili elementi sulle intenzioni della controparte, è materia della diplomazia classica. Destinata a carpire informazioni sensibili, è mestiere dei servizi detti, appunto, ‘segreti’. Lo spionaggio industriale, poi, è pratica corrente. Il caso più grave è quello di natura militare, poiché incide sui gangli vitali della sicurezza della nazione presa di mira. La distinzione, quindi, è sul come, quando, dove e perché. 

Che, nell’impero della tecnologia, la Russia continui a ricorrere all’antico fai-da-te dimostra il suo anacronismo, nella perdurante ossessione di scongiurare la presunta aggressività della NATO (non certo dell’Italia!). Nonostante il fatto che nessuna ritorsione l’Occidente ha adottato nei casi della Georgia, del Donbass, della Crimea. Una disponibilità che Mosca continua invece a dimostrare di voler ritorcere a suo vantaggio.

È pertanto motivo di perplessità l’apparente perdurante impossibilità di stabilire con Mosca delle relazioni collaborative, come l’Occidente (UE e NATO) hanno tentato di fare dal momento della caduta di un Muro apparentemente non ancora crollato del tutto.

Al di là dell’effettiva  gravità del tradimento del nostro ufficiale, l’incidente alimenta quindi il giudizio negativo sul più generale comportamento di una Russia che non riesce a scrollarsi di dosso le sue antiche prevenzioni nei confronti di un’Europa alla quale non può che appartenere. Con le ripercussioni che ne conseguono sulle controverse questioni del gasdotto Northstream 2, del vaccino Sputnik, nonché della sua ostruzionistica presenza in Libia e in Siria.

Il che dovrebbe convincere alcuni politici nostrani a riconsiderare le loro litanie sulla “inutilità di espulsioni rispetto a un futuro di dialogo e convergenza”. Un’esortazione che andrebbe semmai rivolta a Mosca. Non di un partner si può infatti trattare, ma purtroppo ancora di un antagonista da tenere a debita distanza, pur mantenendo la disponibilità a ‘resettare’ i nostri rapporti, purché si convinca a cambiare rotta.

Casi analoghi continuano a verificarsi ricorrentemente anche altrove, affrontati però con maggior discrezione di quanto accaduto questa volta da noi. Le parole del nostro Ministro degli Esteri si sono rivelate sorprendentemente indignate. Se ne deve argomentare che il nuovo governo dichiaratamente europeista e atlantista abbia voluto dissipare le ambiguità che l’Italia si è trascinata appresso in quest’intero dopoguerra. 

Che l’Italia rimanga considerata l’anello debole della catena occidentale è questione che risale alla pluriennale presenza di un Partito Comunista, il cui lascito continua a confondere la nostra opinione pubblica. Anche se la sua reazione sembra sdrammatizzare, si deve presumere che Mosca non sarà disposta a mollare la presa, nell’intento di preservarsi un interlocutore alquanto sensibile alle proprie impostazioni. 

Sul caso specifico, la Commissione europea non si è (ancora?) espressa, mentre dall’oltremanica Londra, che ne ha viste di peggio, ha invece apertamente manifestato a Roma la sua solidarietà.

Le carte si stanno ridistribuendo.

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »