Perché il governo Conte non è stato un governo politico

Luca Perfetti di 12 Febbraio 2021

Nel dibattito che accompagna la formazione del nuovo Governo si distingue insistentemente tra Governo “tecnico” e “politico”. 

È chiaro, come ha opportunamente ricordato Sabino Cassese, che la distinzione non esiste sul piano costituzionale. Nella sostanza, però, sembra si voglia alludere al fatto che il Governo Conte era composto – almeno prevalentemente – da esponenti di estrazione puramente politica (e talora privi di qualunque competenza specifica rispetto al loro dicastero), mentre il Governo Draghi si avvia ad essere composto, in prevalenza, da Ministri che hanno dimostrato una notevole professionalità rispetto alle materie che spettano al Ministero che si accingono a guidare. 

Questa distinzione coglie solo un dato superficiale, quasi banale. 

Tuttavia, se la si guarda meglio, sottintende una concezione dell’attività di Governo. La questione, infatti, riguarda il compito – appunto – di governo che spetta al singolo Ministro ed al Consiglio dei Ministri nella sua collegialità.

La funzione di governo, in quanto funzione politica, si deve fondare su un’eccellente esercizio della tecnica in preparazione della decisione; tuttavia, laddove ci sia decisione, v’è giudizio; il giudizio si esercita nell’àmbito lasciato incerto dalla tecnica ed esso è politico perché è chiamato ad operare una sintesi opinabile tra interessi e diritti; in questi termini la decisione politica è scelta tra più opzioni tutte razionali e tecnicamente serie, ed interviene alla luce di principi, obiettivi, ideali o programmi propriamente politici.

Ecco perché credo che il Governo Conte non abbia operato come “governo politico”. 

Non si dice nulla di strano affermando che la principale questione che il Governo uscente ha dovuto affrontare sia stata la pandemia. Ebbene, fin dalla dichiarazione di emergenza nazionale – con la quale, di fatto, si è spostato il fulcro dell’attività di governo sulla Protezione Civile e l’Istituto di sanità, organi tecnici –, la pandemia è stata affrontata come una questione tecnica. L’insieme delle principali decisioni assunte dal Governo è stata presentata come una necessità medica – vale a dire, tecnica. Il Parlamento – e per molti versi lo stesso Governo – è stato espropriato della sua funzione per rimetterla alle valutazioni di esperti di questioni sanitarie – cioè di tecnici. 

Ma v’è di più. La pandemia, tipicamente, presenta il problema di governare dei rischi (sanitari, di contagio, di tenuta del sistema ospedaliero). È unanimemente noto che il rischio esiste dove c’è un’incertezza della tecnica, ove – dal punto di vista scientifico – non vi sia unanimità di vedute. Se vi fosse certezza tecnica, sarebbe sbagliato parlare di rischio e si dovrebbe affrontare un pericolo. Il pericolo è tecnicamente certo (si sa che in date condizioni fisiche si avrà una valanga, un terremoto, un crollo dei mercati, etc.) e, quindi, occorrerà adottare misure puramente tecniche per prevenirlo o affrontarlo se inevitabile. È solo l’incertezza della tecnica – e, nel caso della pandemia, le diverse opinioni circa le misure sanitarie per contenere il contagio e affrontare la malattia – che determina il rischio. In presenza del rischio, esistendo diverse opinioni scientifiche (mediche, nel nostro caso), occorre assumere una decisione politica, vale a dire un giudizio che contemperi interessi e diritti intorno ad un’incertezza. 

Nella situazione di massima necessità della politica, il Governo Conte, invece, ha interamente abdicato al suo ruolo politico, consegnando la decisione (incerta) ai tecnici (in un contesto nel quale la tecnica non forniva soluzioni univoche). 

Da questo originario errore, sono derivati guai seri. Si sono compressi indebitamente diritti fondamentali, perse vite umane, danneggiata l’economia nazionale. Ma quel che importa mettere in luce qui, è che ciò è derivato dall’aver consegnato alla tecnica decisioni propriamente politiche. 

Non resta che sperare che un Governo composto da grandi esperti sul piano tecnico, ricominci ad esercitare la funzione di governo che è, appunto, politica. 

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