Tornare in Europa

Guido Lenzi di 5 Febbraio 2021

Come volevasi dimostrare, l’Italia rimane eterodiretta. Incapace com’è di stabilire cosa fare da grande, è ricorrentemente dall’estero, in particolare dall’Europa che, nei momenti cruciali, nell’interesse stesso dell’Europa, provengono gli stimoli ad una classe politica esangue, per lo più improvvisata.

È in Europa, dai tempi fondativi di De Gasperi e Einaudi, di Sforza e Sturzo, che l’Italia repubblicana ha tratto alimento per la sua stessa identità politica.  Ed è tolto la spina a ben due governi ‘arlecchino’, in evidente prolungato stallo programmatico. Emarginando una Lega irriducibilmente sovranista; denunciando poi la riluttanza dei ‘pentastellati’ ad elaborare il piano di riforme interne preteso dall’Unione come corrispettivo delle sue elargizioni finanziarie.

Nelle attuali generali condizioni di emergenza sanitaria, economica e sociale, non del temuto rigoroso commissariamento finanziario della ‘troika’ brussellese ormai più si tratta ma invece, inversamente, delle condizioni di accesso alle particolarmente generose dotazioni finanziarie del Recovery Plan. E del MES.

La caduta del Muro ha inopinatamente determinato la perdita degli attracchi europeo e transatlantico dei quali avevamo passivamente beneficiato, disintegrando gli equilibri partitocratici che hanno a lungo retto la nostra democrazia ‘zoppa’, lasciando il campo aperto ad opposti improvvisati movimenti populisti .

Il provvidenziale ricorso al ‘Supermario’ nazionale dovrebbe pertanto avere l’effetto essenziale di  fornire il termine di riferimento esogeno necessario per ‘ri-politicizzare’ la scena politica italiana. Costringere cioè tanto la sinistra quanto la destra nazionali ad emanciparsi dalle ambiguità dei due opposti movimenti di stampo populista delle quali sono diventate preda, e ritrovare la loro rispettiva vocazione europeista.

È nei confronti di una personalità dal calibro europeo, educato dai Gesuiti, che l’intero arco delle forze politiche italiane dovrà infatti ora commisurarsi. Dopo aver contribuito a salvare l’Europa, Draghi ha ora il compito di salvare il posizionamento dell’Italia in Europa. Fornendo il termine di riferimento esterno rispetto al quale ri-politicizzare il sistema politico italiano. Vaccinandolo, dissipandone gli equivoci, rivelando le contraddizioni che da troppo tempo vi si trascinano; restituendogli unità, dignità e credibilità.

L’immediata positiva reazione della borsa e la drastica diminuzione dello spread sono già i sintomi di buon auspicio.

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