Vaccini: una guerra geopolitica

Antonio Selvatici di 15 Gennaio 2021

Quella dei vaccini è anche una guerra geopolitica, di conquista del consenso. Da una parte i vaccini cinesi, tra i più conosciuti: Sinopharm, CoronaVac e CanSino. Dall’altra quelli Occidentali come Pfizer-BioNTech, Moderna, AstraZeneca e Janssen. Tra i vaccini “geopoliticizzati” potremmo inserire anche  il russo Sputnik V (Gam-COVID-Vac). 

Nelle ultime settimane le agenzie del farmaco insieme ad altri organi competenti di Stati Uniti, Europa e Svizzera hanno approvato l’utilizzo del vaccino prodotto dalla Pfizer-BioNTech. L’agenzia europea in questi giorni ha approvato il vaccino della statunitense Moderna, per Von Der Leyen “valutato come sicuro ed efficace”. Importanti passi in avanti per sconfiggere il virus. Mentre l’Occidente festeggiava gli importanti risultati ottenuti, senza tanto clamore, i vaccini Made in China da tempo sono diffusi nel mondo. Non solo distribuiti per effettuare test, ma anche fisicamente utilizzati (anche senza una registrazione ufficiale).   

Quali sono i vaccini cinesi e dove sono stati utilizzati? Il CoronaVac (può essere conservato ad una temperatura di due/otto gradi centigradi) è prodotto dalla Sinovac Life Sciences di Pechino, controllata dalla Sinovac Biotech. Il 17 novembre dell’anno scorso la nota rivista medico scientifica Lancet Infectious Dieseases (versione on line) ha di fatto “sdoganato” il preparato Made in China: il vaccino è sicuro e ha la capacità di produrre anticorpi nell’organismo ventotto giorni dopo la sua applicazione nel 97 per cento dei casi. L’articolo non solo contiene considerazioni di carattere scientifico (molti gli apprezzamenti), ma offre anche alcune informazioni che potrebbero aiutare a capire lo sviluppo e l’evoluzione del Covid-19. 

Innanzitutto viene indicata la data dal primo trial clinico (fase 1) incominciato in Cina il 16 aprile su un campione della comunità di Suining nella provincia dello Jiangsu. Il secondo trial clinico è iniziato a inizio maggio. A conferma delle datazioni, come riporta il sito della Sinovac Biotech, la controllata Sinovac Life Sciences: “ha avviato lo sviluppo di un vaccino inattivo contro il Covid-19 (denominato CoronaVac) il 28 gennaio 2020”. Ciò potrebbe far pensare come già il passato inverno, dopo poche settimane dalla diffusione globale del virus, i cinesi avessero già elaborato una valida ricetta per realizzare un efficace vaccino. 

Il 19 novembre 2020, pochi giorni dopo la diffusione della pubblicazione scientifica, all’aeroporto internazionale Guarulhos di San Paolo è atterrato un aereo cargo della Turkish Airlane, ad attenderlo una folta schiera di personalità tra cui  il Governatore Joao Doria. Un contenitore metallico ornato con una grafica moderna e accattivante trasportava il primo lotto di 120mila dosi di vaccino CoronaVac che, anche se è in attesa di ricevere la scontata approvazione da parte dell’Anvisa (National Health Surveillance Agency del Brasile), di fatto si festeggiava l’arrivo del salvifico vaccino. I media brasiliani hanno riportato con grande risalto l’evento, così come il Global Times (la voce del governo di Pechino in lingua inglese) che all’argomento ha dedicato molti lusinghieri articoli. Lo stesso giorno all’aeroporto è stato anche annunciato l’invio dalla Cina entro breve di quarantasei milioni di dosi, di cui sei già pronte all’uso, le rimanenti verranno confezionate in loco. 

Vi è una stretta collaborazione tra il Brasile e la Cina nello sviluppo del CoronaVac: a inizio luglio sono stati effettuati dei test su un campione di 13mila volontari brasiliani, professionisti sanitari sparsi in sedici centri di ricerca. L’Istituto Butantan di San Paolo amplierà i suoi spazi fisici per ospitare i nuovi impianti capaci di produrre cento milioni di dosi all’anno. I comunicati ufficiali dell’Istituto Butantan sono entusiastici: “nella fase finale degli studi in Brasile il CoronaVac è considerato uno dei vaccini più promettenti al mondo”. 

Una scena simile si è  svolta quasi contemporaneamente in Indonesia e Turchia. All’aeroporto di Instanbul è atterrato un aereo  della compagnia di bandiera (la stessa che ha distribuito i vaccini in Brasile) un Boeing 777 carico di tre milioni dosi di CoronaVac, è prevista la distribuzione a breve di altre 50 milioni di dosi. Il governo turco durante un colloquio riguardante l’imminente fornitura delle cinquanta milioni di dosi di CoronaVac ha confermato di rimanere in “linea con la Politica di Pechino riguardo al gruppo separatista musulmano in Cina”: mezzo vaccino si è ulteriormente consolidata un alleanza politica strategica. 

La Sinovac non è l’unica impresa cinese che ha incominciato a distribuire il vaccino anti Covid-19. La China National Biotec Group (Sinopharm), società pubblica, ha già incominciato a fare sperimentazioni in Pakistan e in Perù. Particolare attenzione bisogna dedicarla ad alcuni paesi del Golfo Persico, fornitori di petrolio alla Cina. Negli Emirati Arabi Uniti a metà settembre dell’anno passato (sono trascorsi quasi quattro mesi) è stato autorizzato in caso d’emergenza e per “i lavoratori in prima linea” l’utilizzo del vaccino della Sinopharm. Come ha annunciato l’Abu Dhabi Media Office: “i lavoratori di Abu Dhabi stanno ora iniziando a ricevere il vaccino Covid-19”. 

Il prodotto della Sinopharm sembra essere così sicuro che è stato somministrato anche a Khalid Bin Mohammad Bin Zayed, membro del Consiglio esecutivo e presidente dell’ufficio esecutivo di Abu Dhabi. Anche il Ministro della Tolleranza e coesistenza si è sottoposto a vaccinazione. 

Se già da metà settembre membri del governo degli Emirati Arabi Uniti si sottoponevano volontariamente e pubblicamente, invitando la stampa all’evento, alla vaccinazione con Sinophram  (società con sede a Wuhan) significa che, nonostante il vaccino non fosse ancora formalmente approvato, era già sicuro. 

Negli Emirati Arabi Uniti l’approvazione ufficiale è stata ufficializzata il nove dicembre. A seguire, il Bahrain l’ha approvato a metà dello stesso mese. È da giugno che il personale militare della Cina, lo ha recentemente riferito Yu Xuenfeng, amministratore delegato della CanSino Biologics, ha ottenuto l’autorizzazione all’uso del vaccino. Attualmente il vaccino della CanSino è in fase di sperimentazione (fase tre) in Pakistan, Russia, Messico e Cile.  

Sembra che, per ora, il globo sia diviso tra blocchi di paesi che stanno sperimentando (o dove è già stato approvato) un vaccino anti Covid-19 o a produzione Occidentale o sviluppato in Cina. La sfera d’influenza cinese ha trovato nell’America del Sud terreno fertile (Brasile, Cile, Peru e Argentina), ma grandi soddisfazioni hanno dato anche Bahrain, Emirati Arabi Uniti (che hanno già registrato il CoronaVac), Egitto e Turchia. 

Ciò fa pensare come la “vaccine diplomacy” sia diventata uno degli affilati strumenti della guerra geopolitica globale. I vaccini Made in China rischiano di provocare “vantaggi competitivi” in alcune zone del globo e infrangere l’ideologia populista dell’“imperialismo sanitario”. 

Una guerra fredda in evoluzione: di questi giorni la notizia riguardante le difficoltà che stanno affrontando dieci esperti della Organizzazione Mondiale della Sanità incaricati di recarsi in Cina, a Wuhan, per indagare le origini del Coronavirus. 

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