Imperterriti

Guido Lenzi di 11 Gennaio 2021

“Quale politica estera l’Italia può e dovrebbe fare? Per me questa domanda non ha senso. Non ha ‘più’ senso. Sarebbe come domandare quale può e dovrebbe essere la politica estera della Toscana, della Normandia, o del Nebraska. La possibilità dell’Italia di esercitare una sua propria e singolare politica estera presuppone una condizione che l’Italia non ha più, cioè a dire la condizione di nazione. Non l’ha l’Italia e non l’hanno gli altri paesi dell’Europa… Sembra che ci siano ma è un’illusione, un prolungamento della visuale passata… La nozione non è più. La nazione è stata”.

Così Alberto Savinio su “Affari Internazionali”, nel 1945. Lo sapevano allora, e lo dicevano, anche Spinelli, De Gasperi, Sforza, araldi dell’integrazione europea. Siamo, per tanti versi, tornati alla casella di partenza. Eppure, in un’Europa necessariamente rivolta verso l’avvenire e alla quale, rispetto ad un’America che si ritrae, spetta oggi il compito di  tornare a farsi avanti, ricompaiono i nostalgici dei tempi andati. Particolarmente in Italia.

Una condizione sorprendente, e avvilente, in un paese come il nostro, che dell’Europa non può fare a meno. Nel quale il virus sovranista continua ad aggredire la nostra fragile fibra. Nemmeno l’irruzione nel Congresso americano gli è servito da vaccino.

Inverosimilmente, vantandosi della sua presidenza dei conservatori europei (che riunisce la destra antieuropea), la signora Meloni non riesce invece a prendere le distanze dal suo modello: “condanno la violenza, ma a Biden preferisco Trump” (Corriere della Sera di ieri). L’altro aspirante alla guida della destra, Salvini, ha rimesso in tasca la sua mascherina inneggiante a Trump, del quale ha però lodato il “grande lavoro fatto”.  Imperterriti.

Nel frattempo, Biden si è dichiarato intenzionato a promuovere un ‘Vertice per la democrazia’, che valga a ribadire i principi di un internazionalismo liberale, collaborativo invece che antagonistico. Condivisibile da tante nazioni emergenti, asiatiche, latinoamericane, africane (non ancora quelle arabe) che vanno scoprendo i pericoli di egemonie di provenienza orientale, neo-colonialiste di nuovo conio. Importante sarà la definizione di un comune senso di direzione fra i suoi aderenti. 

L’Italia, presidente in carica del G20, ci sarà?

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