La Cina è Vicina

Guido Lenzi di 4 Gennaio 2021

Allo scadere dell’anno appena trascorso l’Unione europea, in un ‘video-vertice’, ha siglato con la Cina un accordo di principio sui reciproci rapporti economici e commerciali, che dovrà ora essere approvato dal Consiglio e dal Parlamento europeo, per essere poi riempito di contenuti concreti.

Un accordo quindi di carattere politico, che ha fissato i paletti del reciproco rapporto, in termini di scambi, aperture tariffarie, investimenti, reciprocità, standard industriali. Criteri non diversi da quelli ai quali Pechino avrebbe dovuto attenersi dal momento del suo ingresso, nel 2010, nell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Repetita juvant?

Bisogna riconoscere che fra Cina e Unione europea non vi è stato quell’aspro confronto che ha caratterizzato i suoi rapporti con l’amministrazione americana uscente. La contrarietà americana all’iniziativa di Bruxelles risponde al timore di un ‘divide et impera’ cinese.

Una preoccupazione che potrebbe dissiparsi nella misura in cui il potere ‘soft’ europeo dimostri di poter, meglio di quello ‘hard’ americano, far breccia nelle intenzioni di Pechino. Inducendola a rispettare comuni norme di comportamento internazionali, di ordine politico, economico, umanitario.

La credibilità della conclamata ‘sovranità europea’, nei confronti della Cina come altrove, dipende dalla comprovata efficacia di un diverso ma convergente contributo di Bruxelles e Washington, di Venere e Marte, della carota e del bastone. 

Indignata invece la reazione dell’Italia che, dopo aver ‘bruciato’ sul tempo l’iniziativa europea con la firma l‘anno scorso di un memorandum d’intesa con Pechino, si dichiara oggi offesa di essere stata estromessa dall’esposizione mediatica che l’UE ha invece accordato al francese Macron. Un privilegio da attribuire alla sua iniziativa del marzo 2019 di associare la Germania e l’UE al suo incontro bilaterale, antesignano, con il cinese Xi.

Il deplorevole stato del nostro rapporto politico e diplomatico con le due mosche cocchiere di un’Europa in cammino ne risulta per l’ennesima volta confermato. Un’emarginazione che non possiamo continuare ad imputare alla malevolenza altrui, in ritardo come siamo sempre rispetto alle iniziative dei partner europei trainanti, ai quali ci dovremmo invece propositivamente aggregare.

Tanto più sul proscenio dell’annuale G20 che ci apprestiamo a presiedere.

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