Il calcio dell’asino

Guido Lenzi di 1 Dicembre 2020

Invece del ‘Grande Medioriente’ che era stato ipotizzato nella scia delle ‘primavere arabe’, con il coinvolgimento di tutti gli attori, interni ed esterni alla regione, ci troviamo di fronte al confronto strategico fra gli opposti fondamentalisti sunnita e sciita. Una situazione che l’amministrazione Trump ha deliberatamente aggravato. 

‘Rottamatore’ dichiarato dei risultati ottenuti del suo predecessore, Trump se ne è dissociato, schierandosi poi platealmente dalla parte dell’Arabia saudita.  Gli ennesimi omicidi mirati di esponenti iraniani possono essergli attribuiti, direttamente o indirettamente, quale estremo calcio dell’asino al suo successore, attorno al quale, anche in Medioriente, vuol fare terra bruciata.

L’accordo sul nucleare iraniano si presentò come il maggior successo diplomatico dell’amministrazione Obama. Sotto l’abile direzione di Kerry, al negoziato avevano infatti partecipato tutti e cinque i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, l’Alta Rappresentante della politica estera dell’UE e la Germania (l’Italia si defilò, per non dispiacere a Teheran!). Una formula che andava considerata esemplare, nella misura in cui sembrò decretare, anche in Medioriente, l’esaurirsi del bipolarismo e della logica degli equilibri di potenza.

Nel duplice intento di scongiurare la proliferazione nucleare e di reinserire Teheran nelle equazioni di un ‘Grande Medioriente” che si voleva risistemare in tutte le sue componenti. Il valore giuridico di quell’impegno multilaterale fu confermato dal suo assorbimento in una apposita Risoluzione del Consiglio di Sicurezza.

Dichiaratamente iniziale, parziale e provvisorio, definito appunto ‘piano d’azione’ piuttosto che Trattato, l’accordo raggiunto si proponeva di innescare una dinamica virtuosa, verso l’ulteriore rinuncia iraniana a sistemi missilistici e ad azioni destabilizzanti in ambito regionale, da ricompensare con la progressiva abolizione del regime di sanzioni deliberato dall’ONU.

La strategia di Trump è stata invece monopolizzata dall’intento di riconciliare Israele con gli arabi sunniti, ostracizzando di riflesso Teheran e i suoi correligionari sciiti. Il che radicalizzerà ulteriormente una regione le cui diverse componenti andrebbero riconciliate invece che ulteriormente radicalizzate. 

Il Ministro degli esteri iraniano Zarif si è significativamente voltato verso l’Unione europea. Francia, Germania e Gran Bretagna (non l’Italia) si sono infatti recentemente incontrati a Berlino per coordinarsi in proposito. Prudente come al solito, presa a tenaglia com’è fra l’America e il resto del mondo, Bruxelles si trova a dover assistere la nuova amministrazione americana nel ritrovare il filo della matassa mediorientale.

Nel frattempo, Russia e Cina rimangono in disparte, tentando di raccoglierne le conseguenze per loro più favorevoli. 

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