Ex ILVA: il green new deal non è l’impresa di stato

Giuseppe Sabella di 1 Dicembre 2020

Comunque vada a finire, l’acciaio italiano torna sotto l’egida dello stato. Ancora non si capisce se insieme al privato – visto che le firme erano annunciate per ieri ma sono slittate di 10 giorni – ma un fatto è certo: il governo italiano si è accordato con Arcelor Mittal per partecipare al 50% – attraverso Invitalia – la ex Ilva.

L’incognita è questa: ieri, 30 novembre, scadeva il tempo utile per evitare che scattasse la clausola rescissoria che consente a Mittal, pagando una penale da 500 milioni, di lasciare l’Italia. Teoricamente, da oggi potrebbe essere esercitata. Ma non crediamo che lo sarà: alla fine il governo ha sempre accontentato la famiglia Mittal che adesso avrà un motivo in più per tirare la corda.

L’acciaio dell’ex Ilva torna così allo Stato 25 anni dopo il passaggio dell’industria siderurgica dall’Iri alla famiglia Riva (maggio 1995). Per quanto riguarda i termini dell’accordo, è prevista la divisione paritaria dell’Ilva tra lo Stato e ArcelorMittal, almeno fino al 2022 quando scadranno i termini dell’affitto degli impianti: in quell’occasione, la nuova società partecipata da Invitalia non solo ne rileverà la proprietà, ma dovrebbe vedere il soggetto pubblico crescere le sue quote rispetto al privato, fino al 60%.

Approfittando dei fondi europei del Recovery Plan, il governo vuole fare della ex Ilva il simbolo del Green Deal italiano: l’idea non è sbagliata, Taranto resta uno dei poli industriali più importanti d’Europa, anche per via dello scalo.

L’accordo tra Governo e Mittal va valutato positivamente, anche per gli effetti che comporta a livello occupazionale, al di là del fatto che non si comprendono le ragioni dell’ingresso di Invitalia in queste dimensioni: che lo Stato debba andare in soccorso al privato è ciò che sta avvenendo in tutto il mondo (anche negli Usa), ma è sbagliato che si sostituisca a esso. Non per pregiudizi, ma perché non ne ha le competenze. Soprattutto nell’era di Industry 4.0, in cui anche il più grande innovatore fatica a tenere il passo delle macchine che ha inventato.

Twitter: @sabella_thinkin

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