Tolleranza o ignavia?

Guido Lenzi di 23 Novembre 2020

La descrizione [della Russia] di de Custine [nel 1839] è sopravvissuta nell’opinione pubblica europea, L’eroismo dell’Armata Rossa contro il nazismo giovò all’immagine della Russia nel mondo, ma non ne evitò la percezione come possibile minaccia, durante la Guerra fredda. Oggi la Guerra fredda è finita, ma i timori anti-russi sopravvivono. Perché, anche se la Russia è il Paese che ha maggiormente cercato di imitare l’Europa, continuiamo a considerarla in opposizione al ‘noi’ europeo?”.

Non si tratta di un proclama dell’ufficio di ‘propaganda fide’ del Cremlino, peraltro alquanto silente in questi ultimi mesi, bensì della presentazione dell’ennesimo volume sulla Russia, a firma di un nostro esperto che dovrebbe saperne di più.

Che dimentica il Blocco di Berlino, Budapest, il Muro, Cuba, Praga, gli SS-20, fino ai più recenti avvenimenti in Georgia, Ucraina, Crimea. Altro che “cercato di imitare l’Europa”!

Né mancano d’altra parte, non soltanto nei pronunciamenti e sulle mascherine di alcuni nostri esponenti politici ma nelle nostre stesse Università, i difensori del Presidente americano in laboriosa uscita dalla Casa Bianca.

Al quale viene attribuito il merito di aver ristrutturato i rapporti internazionali a beneficio degli Stati forti ai quali, si sostiene, dovremmo rassegnarci. Con buona pace della Carta dell’ONU, mai applicata per l’insorgere della Guerra fredda, che andrebbe invece appunto riattivata.

Nell’apparente italica nostalgia di un padrone esterno al quale rapportarci, nella persistente riluttanza ad identificare i nostri specifici interessi internazionali, da far valere internazionalmente. E ritrovare, soprattutto nei confronti dell’Europa, quella funzione di stimolo, se non di propulsione, che abbiamo voluto e saputo svolgere in passato.

Pena il disperdersi di quella rilevanza che la nostra diplomazia ha con persistente convinzione difeso per decenni a Bruxelles e Washington. Ma che, nell’odierno burrascoso mare internazionale, non può più sostenere senza il convinto sostegno di un’opinione pubblica lasciata invece allo sbando.

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