Istruzione per tutti: da diritto a privilegio

sr Anna Monia Alfieri di 17 Settembre 2020

Lungo questi 200 giorni di lockdown abbiamo lanciato in modo ordinato e continuativo il medesimo allarme

Il Sistema Scolastico Italiano da INIQUO (del precovid) si appresta a trasformare il diritto all’istruzione per tutti da un DIRITTO ad un PRIVILEGIO.

Evidentemente le Cause – mancanza di docenti, strutture, trasporti – imponevano al Premier Conte di raccogliere la più ampia disponibilità delle parti coinvolte (cittadini singoli, associazioni, enti e chiesa locale) che con le Opposizioni e gli Alleati al Governo hanno proposto in modo responsabile soluzioni nello spirito dell’art. 34 della Costituzione Italiana come ben ci ha invitati  a fare il Presidente della Repubblica e ci ha ricordato nell’occasione dell’inaugurazione del nuovo a.s. da Vò (Padova).

Le soluzioni domandano quegli «esempi straordinari di collaborazione, di lavoro in comune» che in queste ore non sono mancati come ci ha ricordato il Presidente Mattarella.

Questo è un dato di fatto, documentato da centinaia di atti ma soprattutto rappresenta un patrimonio che nei prossimi mesi può ancora essere raccolto dal Governo impegnato con il Recovery Found. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo discorso alla cerimonia dell’inaugurazione dell’anno scolastico, ci ha ricordato i pilastri di un sistema scuola che non può lasciare indietro nessuno: Autonomia da garantire alla scuola (statale), Parità che deve liberare la scuola (paritaria), Libertà di scelta educativa, Alleanze educative fra genitori e docenti, valorizzazione dei docenti.

Un passaggio dell’intervento del Presidente Mattarella traccia il percorso: «Negli anni passati sembrava che si aprissero crepe nell’alleanza educativa tra le famiglie e le scuole. Ora la reazione all’epidemia e la riapertura delle scuole hanno trovato in prima fila tanti genitori impegnati e collaborativi. È tutto questo che rende la scuola una comunità». Risulta evidente il rinnovato monito del Presidente della Repubblica a favorire le più ampie collaborazioni in queste ore, perché la scuola non è un affare di alcuni, è un “Affare di tutti”, un “Affare dei soggetti pubblici e privati” che si sentono interpellati nella loro responsabilità.

Allo scopo il presidente della Repubblica ci ricorda che «l’articolo 34 della Costituzione esordisce con le parole “La scuola è aperta a tutti”, a significare che la scuola, inclusiva e democratica, deve accogliere i bambini e i ragazzi senza discriminazioni, ma anche che ogni cittadino deve sentirsi partecipe e impegnato nei confronti della scuola.»

Un impegno trasversale che rimanda direttamente al bisogno che la scuola italiana ha di Autonomia. Difatti mentre si susseguono in queste ore le denunce, mancano i docenti, allievi disabili invitati a restare a casa perché manca il sostegno, foto di allievi che colorano sulle sedie rigorosamente in ginocchio: un prezzo che pagano gli allievi più poveri e più fragili con le loro famiglie e i docenti. Ma quello che ci deve addolorare maggiormente è come l’ingiustizia perpetuata, prima spegne la capacità di denuncia poi mistifica la realtà: commentando la foto dei bimbi a scuola per terra perché mancano i banchi, un genitore legittimamente ha risposto alla giornalista “L’importante è ripartire” quasi a dire dobbiamo accontentarci.

Eh no, carissima signora, non solo lei non è tenuta a farsi andare bene tutto, a tollerare che suo figlio abbia il banco quando sarà possibile e poco importa se manca il docente di sostegno…   “che si può fare?”

Anzitutto, signora, lei ha il diritto di sdegnarsi, di rivendicare per suo figlio il meglio, perché suo figlio in una scuola statale costa euro 8.500,00 di tasse dei cittadini. Si provi a smentire questi numeri, su cui convergono tutti i ricercatori. come spendono, la Ministra e il Governo, questi 8.500 annui per i 7.599.259 studenti che frequentano le 40.749 scuole statali? Signora, lei ha il diritto di chiederne conto ma ha anche il dovere per suo figlio di farlo altrimenti condannerà suo figlio ad un sistema scolastico considerato ieri iniquo oggi un privilegio. 

Signora, Lei ha il diritto e il dovere di domandarsi come sia possibile spendere 8.500 e chiedere a voi genitori di portare la risma di carta, la carta igienica, di vedere i vostri figli per terra e non trovare il docente di sostegno; chiedere ai docenti di essere precari sottopagati a tempo indefinito??

Prima domanda. Dove vanno questi 8.500 per allievo? 

Seconda domanda ai 866.805 allievi che frequentano le 12.564 scuole paritarie lo Stato eroga fra contributi e detrazioni 752,00 euro. Chi paga la differenza? Le famiglie che pagano due volte? Le scuole che si indebitano?

E, madre di tutte le domande, la terza:

negli anni abbiamo dimostrato che il costo standard di sostenibilità per allievo si colloca intorno ad una media di 5.500 annui

Dopo il covid le scuole paritarie non hanno visto il becco di un quattrino, si sono dovute arrangiare per gestire l’emergenza – tanto pagano 6 Mld di euro all’anno, il pizzo della libertà… potranno anche pagare per questa emergenza! – a loro non è destinato nessun tavolo, nessuna sedia, si devono arrangiare con le regole del distanziamento e gli arredi; nessun corso di formazione: si devono arrangiare nel redigere protocolli di sicurezza pagando i consulenti. Dunque, la terza domanda cruciale che un genitore in queste ore deve presentare al Governo che gestisce danari pubblici, cioè dei cittadini, è:

  • come è stato possibile con 8.500 euro annui non far ripartire la scuola statale in modo soddisfacente?

Basta un minimo di cultura per capire che dopo il post covid riparte la scuola che costa 5.000 euro ma non quella di 8.500 quindi non è un problema di danari ma di gestione di questi.

Allora con prepotenza si impone la soluzione proprio dal problema.

Un dirigente di una scuola statale che non ha le risorse per poter gestire la scuola con l’Autonomia necessaria, ha le mani legate, può fare qualcosa ma la buona volontà e il genio si scontra con le catene e non riesce a far ripartire la scuola. 

Quindi la scuola statale ha bisogno di Autonomia con risorse. La scuola paritaria ha bisogno di Libertà. 

E’ necessario soprattutto in tempi di risorse scarse impiegare bene i danari pubblici (frutto di indebitamento) introducendo i costi standard di sostenibilità per allievo; con una spesa di 5.500 euro riparte il diritto all’istruzione per tutti, la scuola è di qualità per tutti, e i genitori non si devono più far andare bene tutto quasi fosse una elargizione dello Stato . Una gentile concessione della Ministra che in uno sforzo volontaristico ha lavorato sacrificando le ferie.

Non chiediamo atti eroici ma semplicemente il proprio dovere. Il governo, il parlamento devono fare l’unica cosa che gli compete: stringere accordi fra pubblico e privato e capire la realtà. Nel Manzoni si legge che per far capire che c’era la peste si mise il moro sul carro: oggi sul carro è salita sua sponte la scuola e urla la soluzione che è già sul tavolo del Governo.

A riprova che la scuola paritaria è ripartita non perché più brava o più ricca o la statale meno brava e più povera, ma perché i danari non bastano se sono spesi senza raziocinio, è stata l’AUTONOMIA, che la scuola paritaria ha e che manca alla statale, ad aver fatto la differenza. Forniamo una tabella dove si dimostra come la scuola paritaria lasciata sola dal Governo si è dovuta arrangiare e grazie alla generosità eroica di dirigenti e docenti, cosi come non sono mancati nella statale.

Le soluzioni sono un sistema scolastico integrato e nuove linee di investimento, come avviene in tutta Europa.Vorrà dire qualcosa che siamo l’unica eccezione negativa in Europa? Vorrà dire qualcosa che il covid ha confermato che ciò che manca sono Autonomia, Parità e Libertà di scelta educativa? Quindi, dopo questi primi giorni di polemiche salutari, non archiviamo tutto negli archivi delle tv, ma agiamo speditamente perché nessuno possa più dire “pazienza, è cosi ma ci dobbiamo arrangiare”… quasi fosse un privilegio il diritto all’istruzione. Non si può tacere perché sono sempre più all’evidenza i reali pericoli del monopolio educativo. E all’ingiustizia e alla discriminazione non ci si può abituare, se vogliamo una società più giusta ed equa per i nostri figli.

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