La concorrenza sleale!

Guido Lenzi di 16 Settembre 2020

Nell’indifferenza dei nostri organi d’informazione, su iniziativa francese (non italiana, come avrebbe potuto/dovuto essere), in preparazione dell’imminente Consiglio europeo, si è riunito in Corsica un Vertice del ‘Club Med’.

Alla ricerca di un qualche comune denominatore fra i paesi dell’Unione rivieraschi di una regione gravemente sconnessa, afflitta, come se non bastassero le crisi in Libia e in Medioriente, dall’immigrazione illegale e ora anche dall’assertività della Turchia nell’Egeo. Il secondo fronte dell’Unione, più eterogeneo e intricato di quello che ci espone alla Russia, è da troppo tempo abbandonato a sé stesso, martoriato da esigenze politiche, economiche e sociali sempre meno governabili.

L’Unione ha più volte inutilmente tentato di coinvolgerlo in un partenariato strutturato: nel 1995, con il ‘processo di Barcellona’; nel 2008, con l’’Unione per il Mediterraneo’; nel 2011, durante le ‘rivoluzioni arabe’, rivelatesi illusorie. Un atteggiamento, quello europeo, che, da meramente assistenziale, è diventato esortativo di un reciproco coinvolgimento, potenzialmente incrementale, frustrato dalla mancata loro reattività.

L’auspicabile rapporto regionale partecipativo richiederebbe il coordinamento delle iniziative internazionali, ma è invece ostacolato dalle molteplici interferenze unilaterali esterne, in Medioriente, Libia, Siria, persino a Cipro, della Russia, dell’Arabia saudita e della Turchia, storica cerniera fra Europa e Oriente, diventata insofferente dei suoi legami nella NATO, e sorda alle sollecitazioni dell’Unione.

Un’Unione che si muove però in ordine sparso, con mediazioni diplomatiche ed esercitazioni navali. La Francia, Giano bifronte, con la testa a settentrione, rivolta alla Germania, e i piedi conficcati nel ‘fianco sud’, ha da sempre fatto del Mediterraneo una costante della sua politica estera. Una presenza che l’Italia, da un secolo, vede con sospetto, e continua a deprecare, considerandola concorrenza sleale invece di riconoscerne il potenziale valore aggiunto. 

E’ a Sarkozy e a Macron che si devono ripetuti tentativi negoziali sulla Libia, ai quali ci siamo sempre neghittosamente associati. E’ Macron che si è precipitato in Libano per assistere un Libano devastato, nel quale l’Italia assicura da anni la presenza statica di un contingente di mille soldati nella missione ONU. E’ Macron, assieme alla Merkel, ad aver definito senza mezzi termini ‘inaccettabile’ il comportamento della Turchia.

L’Unione, si sa, non dispone, e non disporrà, di proprie forze armate unificate, in grado di dissuadere le crescenti interferenze militari altrui. Per incidere efficacemente, deve pertanto potersi schierare attorno al perno tedesco-francese, in un meglio articolato giuoco delle parti. Del quale l’Italia non può continuare ad astrarsi.

Dopo anni di atteggiamenti ambigui e disordinati, dovremmo deciderci a parteciparvi con specifiche proposte, nel riconoscimento del ruolo trainante, politico e diplomatico piuttosto che militare, che compete a Parigi, se non altro quale unico rappresentante permanente dell’Unione nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e a Berlino, quale punto di riferimento comune anche per gli altri membri dell’Unione.

Un percorso sempre accidentato, il nostro, punteggiato da numerosi incidenti di percorso, non dissimile da quello affrontato da Ulisse, privo però dell’attrazione di un’Itaca.

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