La coscienza araba

Guido Lenzi di 31 Agosto 2020

L’ottima rivista settimanale ‘Jeune Afrique’ ha reso di pubblico dominio la lettera aperta ‘agli amici arabi’ dell’algerino Lakhdar Brahimi, già Ministro per gli Affari esteri, inviato speciale dell’ONU e della Lega Araba in Afghanistan, Irak, Siria, membro del ‘Gruppo degli anziani’ (Elders Group’) fondato da Mandela. 

L’infaticabile statista arabo si ribella all’intesa fra Israele ed Emirati arabi, sostenendo che “si è superato il limite estremo: ciò che il governo israeliano decide, l’amministrazione americana esegue”, e che “gli israeliani non hanno mai accordato la minima attenzione al piano di pace arabo”.

Riconosciuta la “mancanza di unità dei dirigenti palestinesi e l’assenza pressoché totale di collaborazione fra gli Stati arabi”, Brahimi si rivolge significativamente non ai rispettivi governi, bensì ai “funzionari arabi in pensione [NB: in pensione] e intellettuali” perché si esprimano, in qualità di “gruppo di individui”, contro il comportamento israeliano che contravviene alle disposizioni delle Nazioni Unite.

Proponendo “una dichiarazione che si limiti a constatare l’impotenza della dirigenza palestinese e dei governi arabi nei confronti delle ire del Primo Ministro Netanyahu e dell’Amministrazione Trump”. Si tratta, incalza, di “sostenere risolutamente il rifiuto dei dirigenti e del popolo  palestinesi”, e “il loro diritto a battersi con ogni mezzo a loro disposizione contro l’insopportabile ingiustizia”, di “imporre ad Israele sanzioni come si fece contro l’apartheid” .

Una presa di posizione coraggiosa, intransigente, inconsueta in bocca ad un diplomatico navigato. Rivolta non più a trovare le strade della mediazione, bensì palesemente ad aggirare le rivalità che paralizzano i governi arabi, da tempo disinteressati alla questione palestinese. Una circostanza che Brahimi dichiara “umiliante per loro quanto per noi [arabi]”.

Che l’eventuale appello di autorevoli personalità ormai estranee alla politica attiva, possa rivelarsi incisivo sulla coscienza politica dei governanti arabi, è tutto da dimostrare. Significativo comunque è che sia l’esponente diplomatico di un paese estraniatosi da tempo, come l’intero Maghreb, dalla questione mediorientale’ a denunciare la paralisi del Mondo arabo.

Una situazione che favorisce più che mai la molteplice, tutt’altro che disinteressata, intromissione di attori esterni. A scapito di una sistemazione regionale che attende da oltre un secolo.

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