Lo Stato-di-emergenza permanente

Luca Perfetti di 15 Luglio 2020

«Ragionevolmente, ci sono le condizioni per proseguire lo stato di emergenza per il coronavirus dopo il 31 luglio». È questa la dichiarazione del presidente del Consiglio dei Ministri. Dichiarazione rispetto alla quale, «ragionevolmente», si deve radicalmente dissentire. 

Occorre avere in mente due date: 31 gennaio 2020 e 31 luglio 2020. 

La prima: il 31 gennaio 2020 è stato dichiarato lo stato di emergenza. A mio modo di vedere in modo illegittimo. In quel giorno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (oms) aveva raccomandato agli Stati di adottare «misure adeguate» per prevenire il «rischio» di espansione del virus Covi-19. Non si fatica a cogliere lo scarto, profondissimo tra «misure adeguate» a prevenire un «rischio» e la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. Quest’ultimo, infatti, è la misura derogatoria più straordinaria che l’ordinamento conosca, la più estrema; è la risposta alla necessità, alla forza maggiore; si risponde all’assedio, al terremoto, all’imminente e concreto assalto del pericolo ed all’urgenza di mettere in salvo la vita. Che questa sia la “misura adeguata” – e che lo fosse il 31 di gennaio del 2020 – è tutt’altra cosa. 

Quel che colpisce nel provvedimento con il quale è stata dichiarata l’emergenza nazionale è che non vi si scorge neppure lo sforzo di dimostrare che essa sarebbe stata la “misura adeguata”: non c’è il minimo esame di quali potessero essere codeste misure adeguate, di come alternativamente si sarebbe potuti intervenire; c’è una consequenzialità diretta – tutt’altro che dimostrata e tutt’altro che ragionevole – tra il rischio e la dichiarazione dello stato di emergenza. 

Qui si colloca un secondo problema grave: la norma che consente di dichiarare lo stato di emergenza si colloca all’interno del sistema della protezione civile ed in esso è chiaramente scolpita come reazione ad un pericolo imminente, non ad un semplice rischio. Non solo la prima dichiarazione di stato di emergenza nazionale è totalmente immotivata (se non con il richiamo alle «misure adeguate» e senza alcuna dimostrazione ch’essa fosse l’unica risposta adeguata, essendo la più estrema), ma è dichiarata attivando il meccanismo di una disposizione di legge che è pronto a scattare innanzi a fatti del tutto diversi dal semplice rischio. 

V’è, poi, un terzo profilo che non può essere dimenticato: sarebbe stato da immaginare che una volta dichiarata l’emergenza nazionale misure urgenti e concrete per contenere il virus fossero assunte: limitazioni della mobilità, divieto di assembramenti, uso di meccanismi di protezione. 

Chiunque, invece, pensi alla concreta conduzione della propria vita durante il mese di febbraio del 2020, rammenta senza difficoltà di non avere sopportato alcuna misura preventiva. La meccanica è semplice: si proclama lo stato di emergenza nazionale; non si fa quasi nulla; il rischio diventa pericolo e la dichiarazione di stato di emergenza nazionale diventa (cinque settimane dopo) giustificata, perché al rischio si sono sostituiti i morti e la pandemia. 

Oggi, si ritiene che «ragionevolmente» vi siano «le condizioni per proseguire lo stato di emergenza». Anche in questo caso non si spiega affatto perché ciò sarebbe ragionevole, perché misure ordinarie – per quanto consistenti – non consentano di raggiungere lo stesso obiettivo, non si valutano comparativamente le misure alternative, non si giustifica affatto la stretta necessarietà né si dimostra quale sia il «pericolo» imminente (e non solo il «rischio», per quanto consistente sia).

Lo Stato-di-Diritto sopporta deroghe e sospensioni in caso di emergenza, purché essa sia ristretta al minimo indispensabile. Già una dichiarazione di stato di emergenza nazionale destinata a durare sei mesi non sembrava ristretta al minimo indispensabile. Figuriamoci ove abbia efficacia per un anno intero e che sia il frutto della proroga di una dichiarazione essa stessa illegittima. 

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One Response to Lo Stato-di-emergenza permanente

  1. Vincenzo Renna ha detto:

    Il Professore come al solito non si limita ad illuminare il percorso logico della tesi sostenuta, ma la sua analisi consente al lettore di proiettarsi verso approdi diversi talvolta alternativi alla stessa. Stimolante, costruttivo come sanno essere i Maestri !

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