Montanelli e Santa Maria Goretti

Enzo Romeo di 29 Giugno 2020

Settant’anni fa, il 24 giugno 1950, in pieno Anno Santo, papa Pacelli canonizzava la piccola Maria Goretti. Una ragazzina di neppure dodici anni, che nel 1902, nelle campagne di Nettuno, fu uccisa perché si rifiutò di cedere alle voglie di un giovane che s’era invaghito di lei.

Aveva dodici anni anche la piccola Destà, la bambina del Corno d’Africa che fu “comprata” in sposa da Indro Montanelli, durante il Ventennio fascista, ai tempi della guerra coloniale italiana. «A dodici anni quelle lì erano già donne… Era un animaletto docile… mi raggiungeva dovunque fossi». Così raccontava lo stesso Montanelli negli Anni Ottanta in un’intervista a Enzo Biagi.

Dispiace contraddire un maestro del giornalismo, ma l’età non cambia a seconda delle latitudini. L’infanzia e la preadolescenza di Maria sono la stesse di Destà. Imbrattare la statua di Montanelli è stato stupido e inutile, specie se il gesto è stato compiuto per protestare contro il razzismo, la forma più odiosa di violenza. Ma giustificare ciò che fece il fondatore de Il Giornale sarebbe altrettanto grave. Bisogna saper fare i conti con la storia.

    Alessandro Serenelli, l’omicida della Goretti, si pentì. Dopo ventisette anni di reclusione, trascorse il resto della vita in convento, prestando servizio da giardiniere e portinaio. Probabilmente per Montanelli la storia dell’assassino convertito era una “pia favoletta”. Eppure, il coraggio della contadinella santa avrebbe dovuto far pensare anche lui. Al momento di ricevere la prima comunione Maria aveva detto di voler «morire prima di commettere dei peccati». La sua coetanea africana, invece, non aveva fatto il catechismo e ricevuto i sacramenti. E forse per questo si sottomise docilmente al padre, che la consegnò al soldato italiano; e si lasciò prendere, per essere poi abbandonata.

 Indro non ebbe il sussulto di Alessandro: quando tornò sulla vicenda lo fece come se si trattasse di un aneddoto. Il gesto suo, e di tanti altri in quell’ormai lontana campagna militare, pesa su una nazione che voleva “civilizzare” altri popoli. Avendo come retroterra l’umanesimo cristiano: testimoniato fino al sacrificio estremo e con umile semplicità dalla Goretti; calpestato da chi poteva vantare ben più alti livelli intellettuali. Ma, si sa, il paradiso è dei semplici.

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