Timeia, la città dei musei diffusi

Maurizio Carta di 12 Giugno 2020

«Timeia, come testimonia il suo nome, è la città della sapienza, luogo felice dove la conoscenza si spande dalle strade e dagli edifici e pervade i suoi abitanti che, in una continua tensione al miglioramento, la amplificano e la diffondono nella città. Ma non capireste Timeia se non parlassi del modo che i suoi abitanti hanno trovato per accrescerne la sapienza: essi hanno intessuto nella città una fitta rete di musei che la attraversa tutta, collegati fra loro dai fili immateriali della conoscenza, della comunicazione e della educazione permanente e saldamente legati a quei luoghi dell’operosità umana che, talvolta persa la loro produzione di risorse materiali, hanno trovato una nuova giovinezza nel produrre conoscenza e partecipazione. Questa è Timeia, la città dei musei, e giuro che esiste e non è invisibile».

Timeia – apocrifa Città invisibile – ci sfida a realizzarla nel nostro tempo, ci invita a vivere in una città sapiente fondata su un’armatura di musei, archivi, biblioteche, centri culturali, legati tra loro in un unico organismo vibrante di cultura e conoscenza.

Sono sempre stato convinto che lo sviluppo non sia una grandezza esclusivamente economica, ma è parte di una mobilitazione culturale e sociale: uno sviluppo centrato solo su risorse esterne può produrre un aumento del reddito, ma anche dipendenza, corruzione, trasformismo, ipertrofia della mediazione politica, invece di un progresso civile e produttivo prima che economico.

In Italia la sfida di Timeia si carica di una ulteriore dimensione etica, pretendendo politiche culturali per le città dirette ad incoraggiare attività multiculturali, in cui la diversità e le differenze siano risorse per la creatività: supportare forme e linguaggi emergenti e sperimentali non è solo un sostegno alla produzione culturale ma è anche un investimento nelle risorse umane e nei talenti.

Nelle città italiane, soprattutto in epoca postpandemica in cui una nuova normalità dovrà prevalere, la nuova missione dei musei e dei servizi culturali è alimentare la conoscenza con la formazione permanente, con la ricerca scientifica, con le esigenze di sviluppo economico e di crescita culturale della comunità locale. La rete museale urbana diventa, quindi, strumento comunicativo e formativo di una cultura che educhi al sapere, che coltivi al pensare e che alleni al fare.

I catalizzatori di questa nuova missione museale non sono solo i grandi musei, ma sempre di più i musei civici diffusi, i musei universitari e le collezioni di storie locali, sempre più sistemi integrati tra conservazione e ricerca, tra racconto e divulgazione. Diffusi lungo tutta la penisola, molto frequenti nelle città piccole e medie dei territori interni, sono costituiti, spesso, con paziente accumulo di oggetti ed esperimenti, di cronache e di storie, attraverso accurate raccolte e generose donazioni. Luoghi intessuti da una trama di oggetti della scienza e della tecnica e da un ordito di gioielli della natura, impreziositi di opere d’arte e d’ingegno, oggi si possono trasformare in preziosi agenti culturali delle città che li ospitano.

I musei e le collezioni civiche (spesso private) smettono di essere isole di eccellenza, gelosi conservatori di ricchezza, per diventare un arcipelago nazionale di conoscenza, generosi distributori di bellezza. Contribuiscono all’attrattività della città con il loro valore didattico e formativo e la loro capacità di rispondere ad una domanda crescente e diversificata per tipologie di fruitori e per tempi di fruizione.

Sono veri e propri musei della città e del territorio, concorrendo ad una seducente narrazione delle nostre storie che diventa epifania del futuro. Infine, per la loro posizione intrecciata con il tessuto storico delle città, contribuiscono alla riqualificazione degli spazi urbani, che diventano laboratori viventi di formazione permanente, di educazione civica, in un sempre più stretto rapporto cultura, scuola e tessuto civile.

A Timeia, quindi, il sistema museale urbano non si propone solo come luogo della conservazione, ma diventa luogo di produzione culturale e sua finalità è la condivisione perché le culture diventino bene comune. Le mille Timeia italiane attraverso il loro sistema museale si fanno interfaccia narrativa tra patrimonio tangibile e intangibile, ambendo ad essere città in cui il cittadino viene educato, informato, formato e reso consapevole della sua appartenenza ad una pluralità di culture.

Già Lewis Mumford, maestro dell’urbanistica moderna, nel 1938 suggeriva lo stretto legame tra i musei e lo sviluppo delle città, prescrivendo che ogni città si dotasse di un museo specializzato in storia della comunità: «un museo di storia naturale e di cultura umana che dia in forma serrata e coerente un’immagine dell’ambiente reale: dalle stelle infinitamente remote alle infinitesime particelle di protoplasma e di energia, la località, il lavoro, gli abitanti in tutte le loro relazioni ecologiche».

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »