• Mezzogiorno, Centro Nord, Europa

    La crescita e lo sviluppo, il capitale umano, la tecnologia, la certezza del diritto

     

    Dal 2006 al 2019 lo sviluppo economico italiano è stato piuttosto modesto. La caduta del ribasso dal 2008 al 2009 è precipitato nella crisi americana; un rimbalzo al 2011 è ricaduto nel 2012 e, da quel momento, il 2013 si è lentamente svegliato ed ha creato un primo passo verso il 2014. Da quel momento è cresciuto il 2015 e la metà del 2016; la seconda metà del 2016 ha spinto il processo verso il 2017 ed infine, dal 2018 al 2019, siamo esattamente su una calma piatta. Durante questo processo il paese, sia sul terreno economico e finanziario, sia sui comportamenti umani, tecnologici e coerenti con la certezza del diritto, è stato certamente divaricato. Dal 2008 al 2017 il Sud è cresciuto con la stessa debole intensità del centro nord. Nel 2018 , nel 2019, e presumibilmente del 2020, si prevede una crescita ancora debole, trainato dall’incremento dei consumi.

    Moscovici, il 7 novembre, ha dichiarato “Tutte le economie della UE continueranno a crescere nei prossimi anni, nonostante le forti avversità in aumento. … Dovremo utilizzare tutte le leve di intervento per rafforzare la resilienza dell’Europa e sostenere la crescita”. Purtroppo l’Italia subirà comunque un percorso molto modesto mentre la divaricazione tra Germania e Francia, ed altre nazioni europee, riusciranno a trovare la forza individuata da Moscovici.

    A questo punto diventa necessario rimettere in piedi il Mezzogiorno ed il Centro Nord perché è ormai necessaria una nuova crescita italiana. Ma anche un progetto allargato per indicare, come e quando, si dovrebbe e potrebbe creare un sistema di nazioni: una nuova Unione Europea, per integrare l’Italia ed anche l’insieme dell’Europa, rispetto ai prossimi anni.

    Claudio De Vincenti è il promotore di una manifesto che ha messo in moto il progetto di un nuovo Sud in una nuova Europa a Napoli ad ottobre, nella Federico II, ed una ulteriore manifestazione a Milano, a Novembre. L’associazione ha un nome Merita: Cambia, Cresce, Merita. La correlazione tra Milano e Napoli ha già trovato una serie di opzioni e consensi.

    Pier Carlo Padoan, sulle pagine de Il Foglio, ha cercato di individuare un Sud senza ipocrisie ma ha anche individuato le dimensioni dei progetti economici delle imprese, la necessità di infrastrutture, la necessità di una politica che possa governare i processi delle comunità. Del resto quattro regioni sono il cuore del Mezzogiorno. Anche Padoan definisce un quadro complessivamente debole del Mezzogiorno per ogni regione, per le grandi e medie città, le comunità locali e le dimensioni del comportamento dello Stato, degli imprenditori, delle infrastrutture e di molti gruppi sociali.

    Ci sono incrostazioni diverse rispetto alle quattro regioni che sono la Puglia, la Campania, la Basilicata e la Calabria. Ogni struttura governata da ognuna di queste regioni si muove, per prima cosa, delle dimensioni delle due regioni: Basilicata e Calabria. La divaricazione è asimmetrica: la Basilicata ha una capacità economica ed una popolazione di circa seicentomila persone; la Calabria ha quasi due milioni di abitanti, ma si costringe in corpi sociali, e capacità di fare, per chiudersi certamente nelle organizzazioni che non riescono a costruire progetti di allargamento sociale. La carenza dei progetti imprenditoriali e sociali, sia nel tempo che nello spazio, restano indietro nelle altre dimensioni economiche e sociali mentre potrebbero allargarsi verso altre regioni. Ma sono poche le infrastrutture urbane, tra strade e ferrovie, e la capacità di relazioni e di occasioni potenziali.

    Diversa è la connessione tra la Puglia e la Campania. La Puglia è una regione distribuita su una rete di città medie e quattro milioni di persone. La Campania si chiude in una strettoia di tre milioni di persone in uno spazio di meno del 10% della intera regione. Il resto si gestisce verso quattro aree diversificate: Caserta, Salerno, Avellino e Benevento. Insomma, la Campania si chiude nella Napoli allargata mentre le altre quattro province si distribuiscono abbastanza relativamente tra loro.

    Questo è il Mezzogiorno. Ma è evidente che il sistema stia concentrandosi, o cercando spazi da allargare, mentre non potrebbe convergere tra il Sud e il Centro Nord. Per molti motivi. Bisogna allargare questa integrazione e creare un allargamento di reticoli sociali ed economici per l’intera Italia. Corpi sociali e progetti potenziali sarebbero, a questo punto, un riordino di capitale sociale, umano ed immateriale, grazie ad innovazioni e tecnologie. Ricordando sempre che è il logos e non tekne che definisce la catena delle infrastrutture e delle imprese.

    Un Mezzogiorno riordinato e potenziato deve certamente collegarsi con il Centro Nord mentre una Italia strutturata, finalmente, dopo venti anni, sarebbe il nocciolo duro di Germania, Francia, Italia, Spagna ed il resto delle altre Nazioni. Questa sarebbe e dovrebbe essere la nuova Unione Europea. 

     

     

    Massimo Lo Cicero

     

    Alla pagina 43 de Il Mattino, 14 novembre del 2019,

    il tema in questione centrano LE IDEE

    Sud-Nord-Europa, ricette per la crescita