• Il giorno dopo

    Mentre l’Europa tarda a dotarsi di una politica unitaria in materia di ‘coronavirus’, in Italia si è aperto un dibattito sui rischi che il decisionismo adottato dal Governo possa condurre all’esautoramento dell’ortodossia parlamentare. Un Parlamento che, nel momento del maggior bisogno, ha dimostrato la propria inconsistenza, portando implicitamente acqua al mulino dell’autoritarismo che l’opposizione imputa al Governo, ma le circostanze, secondo l’insegnamento di Carl Schmitt, richiedono.
    Nel momento in cui dovremmo unirci ‘a coorte’ attorno ad un governo che sarà quello che è ma è l’unico che abbiamo a disposizione, l’opposizione dà aperto sfogo alla sua frustrazione di non poter continuare ad alimentare la campagna elettorale continua in cui la nazione vive purtroppo da decenni. Dopo aver chiesto a gran voce un dibattito parlamentare che il governo, in altre faccende affaccendato, tardava a concedere, gli esponenti populisti non hanno perso l’occasione per continuare nelle loro polemiche sovraniste: “la Germania ha risposto ‘Attaccatevi!; l’Europa viene a frugare nelle nostre macerie per fregarci l’argenteria!” ed altri simili grossolanità hanno risuonato nell’emiciclo parlamentare.
    Con grave danno, dovremmo presumere per la credibilità politica dell’intera nazione, che ne avrebbe più che mai bisogno.
    E’ evidente che, siccome il nostro sistema si dimostra sgangherato, quando arriverà il ‘giorno dopo’, sarebbe opportuno ricorrere ancora una volta ad un governo di unità nazionale, necessariamente tecnico. Come fu quello di Monti, tanto contestato dai partiti politici ai quali si contrapponeva, ma che oggi non esistono più nella loro istituzionale funzione di organismi destinati alla produzione di programmi operativi concreti, da sottoporre al responso elettorale. Nessun pericolo quindi di derive autoritarie.
    Si dovrà infatti questa volta trattare di un governo destinato non più soltanto a rassicurare i nostri partner internazionali, specie europei, ma soprattutto a ricostruire un’incastellatura politica funzionante, ‘frigido pacatoque animo’, con quell’animo freddo e pacato che il primo Ministro ha per ora invocato per se stesso. Non allo scopo di sostituirsi ai partiti, ma per fornire invece a questi ultimi il tempo e lo spazio per ricostituirsi nella loro funzione di tramite democratico, invece che, come sono chi più chi meno diventati, di sterili altoparlanti delle frustrazioni dei più.
    Per evitare fra l’altro di lasciarci cullare nelle esibizioni di solidarietà ‘pelosa’ di Cina e Russia, con l’illusione di conquistarci degli alleati alternativi, senza renderci conto che stiamo invece perdendo quelli tradizionali, con i quali siamo cresciuti; che ci servono davvero! Ai quali l’Italia deve commisurarsi autorevolmente, non contrapporre polemicamente.