• Caro amico, ti scrivo

    Caro collega, amico, straniero,
    mi chiedi, per l’ennesima volta, di aiutarti a comprendere quel che accade nel labirinto italiano. In quella commedia dell’arte che, da sempre, caratterizza l’andamento della nostra politica interna. Con le ripercussioni che ne conseguono sui nostri rapporti europei e transatlantici.
    Capirai che gli sconvolgimenti internazionali degli ultimi tempi non hanno facilitato le cose ad un Paese che, esclusa la fallimentare parentesi ‘sovranista’ del Ventennio, è nato e cresciuto negli interstizi della politica dei ‘grandi’. Una crescita ‘di risulta’, svolta passivamente, che lo ha esentato dalla necessità di prendere coscienza dei propri interessi nazionali. Rimanendo internamente divisa, tanto per le diverse condizioni economico-sociali fra Nord e Sud, quanto per la radicale, litigiosa, contrapposizione fra destra e sinistra. Che alimentano una politica-spettacolo, in una campagna elettorale permanente.
    La dissoluzione dei partiti tradizionali ha aperto la strada a molteplici ‘movimenti’, pentastellati, leghisti, con l’aggiunta delle ‘sardine’, in un magma che, pur indicando la sussistenza di una vitalità civica, tarda a tradursi in precise indicazioni politiche e programmatiche. Il comportamento dell’ex Premier Renzi potrebbe essere considerato un tentativo di rimettere le cose in ordine, in un ennesimo surrettizio gioco delle parti. Che rimescolerebbe le carte a favore del PD, liberandolo dai condizionamenti dei ‘Cinque Stelle’ che, per quanto maggioritari in Parlamento, non possono che essere restii ad affrontare una prova elettorale che ne distruggerebbe i consensi.
    Nel frattempo, la politica europea zoppica. La locomotiva franco-tedesca non ha più la sua antica forza trainante, per l’asimmetria delle rispettive posizioni: entusiaste quelle di un Macron che sventola la bandiera stellata, esitanti quelle di una Merkel alle prese con una nazione non ancora pienamente riunificata. Una situazione di stallo, nella quale l’Italia potrebbe svolgere quell’utile funzione complementare che ha saputo svolgere in passato, da Messina a Milano. Invece di insistere in quella sterile critica a Bruxelles nella quale, da Berlusconi in poi, si è rifugiata per esentarsi dall’assunzione delle proprie responsabilità. Lasciandoci, ancora e sempre, in mezzo al guado nei nostri rapporti con l’estero e, conseguentemente, al nostro stesso interno.
    Dell’incontro a Roma con i Ministri degli esteri e della difesa russi, nulla è trapelato: non ne è risultato alcunché? In compenso, si apprende che siamo stati “riammessi” (sic!) al Gruppo E3 (?) fra Francia, Germania e una Gran Bretagna in uscita dall’UE (!); e persino a quello che accomuna Francia, Germania e Spagna in materia di Libia. Sullo sfondo sta per partire la ‘Conferenza sul futuro dell’Europa’ che impegnerà per due anni le istituzioni europee, assieme ai governi e alle società civili dei Ventisette. Non mancano quindi le sollecitazioni esterne, sostitutive delle prescrizioni atlantiche o europee che ci hanno guidato sinora, esentandoci dall’identificare un interesse nazionale condiviso, quanto meno nelle sue linee essenziali, se non nelle modalità per corrispondervi.
    Improvvisamente, un Vertice bilaterale sta per svolgersi a Napoli con la Francia (la tanto denigrata Francia!), che dovrà produrre una ‘Dichiarazione del Quirinale’ (analoga a quella ‘dell’Eliseo’, che Parigi e Berlino hanno appena rinnovato). Che dovrebbe reggersi sull’elaborazione di un interesse europeo, ulteriore rispetto a quelli nazionali, sui grandi temi internazionali del momento.
    Non vi sono pertanto, caro collega e amico, motivi per disperare dell’Italia. Anzi ragioni per continuare ad esortarla a rimettersi sulla retta via.