• L’Occidente: Requiem o resurrezione?

    L’annuale conferenza sulla sicurezza, in corso a Monaco, è stata intitolata alla “assenza di occidente” (‘Westlessness’), nella rievocazione del suo tramonto profetizzata un secolo fa da Spengler. Un secolo in cui il liberalismo internazionale si è più volte ostinatamente riproposto, come un serpente di mare, sulla scena internazionale: con Wilson a Versailles, con Roosevelt a San Francisco, con Fukuyama alla caduta del Muro.
    Che, in un mondo globalizzato di cui è stato il lievito, l’Occidente non sia più l’unico artefice della Storia, è una constatazione che non può necessariamente tradursi nel sintomo di una sua malattia terminale. Quel che stiamo piuttosto constatando è l’emersione di una’ fatica da intervento’ nelle questioni mondiali, nella perdurante attesa di una reazione degli altri attori che, pur emergenti, riluttando ad intraprendere quel percorso convergente che andrebbe a loro stesso beneficio. Vedasi la Russia in Ucraina e nel mondo arabo; e la Cina la cui Via seta in senso inverso deve ora vedersela con il ‘coronavirus’. Nei quali molti continuano invece ad ammirare le antiche, mitiche, virtù degli ‘uomini forti’.
    Né si deve necessariamente considerare che la Brexit costituisca una patologia del processo integrativo europeo che, specie in materia di politica estera e di sicurezza, può demoltiplicarsi, anzi deve farlo, se vuole essere più credibile e più influente in politica internazionale, verso la Russia, in Medioriente. Quanto all’atteggiamento di Trump, si tratta dell’esasperazione di un processo, iniziato ben diversamente da Obama, di distacco dalla sovraesposizione americana nel farsi carico dei problemi altrui.
    Un’evoluzione che, invece di continuare ad essere imputata all’Occidente, dovrebbe chiamare in causa le sopravvenute responsabilità degli altri autoproclamatisi Grandi. L’Occidente deve tuttavia vedersela con le contestazioni che gli provengono non soltanto dall’esterno, da chi rifiuta di accettare l’utilità dei suoi principi fondanti, ma dal suo stesso interno, ad opera dei neo-sovranisti. In un mondo pervaso da tanti evidenti sfide transnazionali, dalla finanza globale al terrorismo, al clima, alle pandemie, improponibile appare comunque un ritorno ai tradizionali, ormai anacronistici, equilibri di potenza. Ai quali l’Europa, e con essa l’intero Occidente, per la sua intrinseca natura, dimostra di non volere più commisurarsi. Ai quali non può però rimanere indifferente, rinunciando alla consapevolezza delle sue antiche convinzioni di stampo umanistico e illuministico. Delle quali deve pertanto ritrovare, e riproporre pubblicamente, con rinnovata determinazione.